Il codice Buscetta

Come prima pubblicazione del 2018 su questa piattaforma propongo “Il codice Buscetta”, dal programma di approfondimento andato in onda su TG2 Dossier il 7 dicembre 2014, oggi visibile attraverso questo collegamento con il sito ufficiale di RaiPlay. Tommaso Buscetta (1928-2000) fece i nomi di politici di primo piano affiliati a Cosa Nostra, una lista di insospettabili uomini d’onore rivelata come sorta di testamento che Buscetta annunciò durante un interrogatorio in Italia dopo le stragi del 1992, dunque dopo la morte di Giovanni Falcone (1939-1992), il magistrato del quale si fidava e al quale aveva fornito la chiave di interpretazione di Cosa Nostra. Come emerge dal video, Buscetta si rifiutò di «verbalizzare quel testamento, deluso dai veleni che vedeva circolare attorno alle sue rivelazioni di grande pentito di mafia. Una scelta, quella del pentimento, che travolse la vita della sua famiglia, in gran parte sterminata per ordine dei boss inchiodati dalle sue testimonianze». E a proposito di questi fatti, vale sempre la pena ricordare le parole di Giovanni Falcone: «occorre sbarazzarsi una volta per tutte delle equivoche teorie della mafia figlia del sottosviluppo, quando in realtà essa rappresenta la sintesi di tutte le forme di illecito sfruttamento delle ricchezze. Non attardiamoci, quindi, con rassegnazione, in attesa di una lontana crescita culturale, economica e sociale che dovrebbe creare le condizioni per la lotta contro la mafia. Sarebbe un comodo alibi offerto a coloro che cercano di persuaderci che non ci sia niente da fare. Certo dovremo ancora per lungo tempo confrontarci con la criminalità organizzata di stampo mafioso. Per lungo tempo, non per l’eternità […] perché la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine» (dal libro, Cose di cosa nostra, Falcone-Padovani, p. 154, Milano, Rizzoli). Buona riflessione e Buon Anno 2018!

Aiuto al suicidio

Aiuto al suicidio, un processo che suggerisco di seguire, quello in corso dinanzi la Corte di Assise del Tribunale di Milano, contro il politico del partito radicale Marco Cappato, accusato, appunto, di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, in una clinica svizzera dove ha avuto la possibilità di decidere sul proprio fine vita. Ebbene, anche se, a mio modesto avviso, ci sono tutti gli elementi per una assoluzione con formula ampia, tuttavia la norma incriminatrice, stabilita con l’articolo 580 del Codice penale (Istigazione o aiuto al suicidio), è assai seria: «Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima». L’udienza qui pubblicata, videoregistrata da Radio Radicale, si riferisce a mercoledì 13 dicembre 2017.