Interazioni online

Nell’ambito del processo penale i messaggi tramite WhatsApp e quelli SMS sono considerati alla pari dei documenti, così intesi dall’art. 234 Codice procedura penale, e dunque se acquisiti da un dispositivo sequestrato: «La relativa attività acquisitiva non soggiace né alle regole stabilite per la corrispondenza, né tantomeno alla disciplina delle intercettazioni telefoniche» (cfr. Corte di Cassazione, Sezione Quinta, Sentenza n. 1822/18, decisa il 21.11.2017).

Notizia per i soli addetti ai lavori? Ragionevolmente si, ma, dal punto di vista della conoscenza, credo interessante anche per chiunque si avvale di tali strumenti di interazione e scambio di informazioni, cioè gran parte dei cittadini.

Note: Codice di procedura penale, Libro Terzo (Prove). Art. 234 – Prova documentale: «1. È consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualsiasi altro mezzo. 2. Quando l’originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne acquisita copia. 3. È vietata l’acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei periti».

Il limite delle leggi

Sta rimbalzando un po’ su tutti i media la notizia riguardo alla pronuncia della Corte di Cassazione, che certamente farà assai discutere, la quale ha stabilito la correttezza interpretativa offerta dalle giurisdizioni di merito che l’hanno preceduta, con riferimento al cosiddetto saluto fascista. Infatti, alcuni soggetti erano stati assolti dal «reato loro ascritto (concorso in manifestazione fascista) per insussistenza del fatto».

Con richiamo anche ad interventi pregressi della Corte Costituzionale, vediamo brevemente come i giudici hanno motivato, in questo caso, tale decisione: «la fattispecie penale in contestazione non colpisce tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle “che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste in relazione al momento e all’ambiente in cui sono compiute” e tra queste non solo “gli atti finali e conclusivi della riorganizzazione” ma anche manifestazioni, espressioni, gesti, comportamenti, quali “possibili e concreti antecedenti causali di ciò che resta costituzionalmente inibito” e quindi “idonei a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste” […] Con la conseguenza, secondo i giudici del merito, che la suddetta fattispecie si configura come reato di pericolo concreto e che le manifestazioni del pensiero fascista e dell’ideologia fascista in sé non sono vietate, attese la libertà di espressione e di libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite, ma lo sono solo se hanno i connotati di cui sopra e pertanto pongono in pericolo la tenuta dell’ordine democratico e dei valori allo stesso sottesi […] nel caso di specie, benché incontestato che gli odierni imputati avessero preso parte ad una manifestazione pubblica in questione compiendo i contestati gesti usuali del disciolto partito fascista, si è ritenuto che queste condotte non realizzassero il pericolo sopra enunciato […] Al riguardo, i giudici hanno ritenuto dirimente la natura puramente commemorativa della manifestazione e del corteo, organizzati in onore di tre defunti, vittime di una violenta lotta politica che ha attraversato diverse fasi storiche. A questo esclusivo fine, erano, dunque, dirette le condotte in contestazione senza alcun intento restaurativo del regime fascista. In questo senso depongono le modalità ordinate e rispettose del corteo, svoltosi in assoluto silenzio, senza inni, canti o slogan evocativi dell’ideologia fascista, senza comportamenti aggressivi, minacciosi o violenti nei confronti dei presenti, senza armi o altri strumenti. Si è in tal modo escluso che la manifestazione in esame, pur in presenza di ostentazione di simboli e saluti fascisti, avesse assunto connotati da suggestionare gli astanti inducendo negli stessi sentimenti nostalgici in cui ravvisare un serio pericolo di riorganizzazione del partito fascista». Continue reading “Il limite delle leggi”

Esecuzione penale

Il 5 e 6 febbraio 2018, presso il Consiglio Superiore della Magistratura, la Commissione mista per lo studio dei problemi della magistratura di sorveglianza e dell’esecuzione penale, istituita presso la Nona commissione, ha organizzato un incontro di studi sull’esecuzione della pena. Gli eventi sono stati video registrati da Radio Radicale e qui di seguito condivisi. Inoltre, attraverso la consultazione di → questo link ← è possibile scaricare il programma completo redatto e pubblicato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Buona visione!

Prima giornata

Seconda giornata