Media e cultura

media e culturaCon questo breve contributo, o ricordo se si preferisce, che non a caso titolo media e cultura, offro l’occasione per ravvivare in qualche maniera l’annoso dibattito sul ruolo e importanza sociale che assumono i mezzi di comunicazione di massa, nel caso specifico, la televisione, per decenni unico strumento audiovisivo in grado di raggiungere milioni di persone. Il punto su cui si è spesso dibattuto è se la stessa televisione deve assumere un ruolo più educativo che non di mera informazione, e se certi programmi, specie dei nostri tempi, siano da considerare deleteri al punto da estrometterli dai palinsesti perché oltre che non rivestire carattere educativo, non possono essere nemmeno considerati di informazione; anzi, vertono più verso una forma di decadenza culturale che altro. Tanto premesso, quello che oggi interessa qui ricordare è un evento risalente al 1979, quando il 26 Aprile, sulla Rete 2, venne trasmesso per la prima volta dalla televisione italiana ciò che accade in un’aula di tribunale, unico luogo, mi permetto di aggiungere, dove, con i limiti dell’errore umanamente sempre possibile, si giudica in merito alla colpevolezza o innocenza delle persone. L’evento ben può essere considerato storico, sia per la novità dell’epoca, sia per l’argomento giudiziario trattato: il “Processo per stupro”, dove l’avvocato Tina Lagostena Bassi (1926-2008) difende la vittima non solo dalle accuse mosse dagli esecutori della condotta criminale, ma anche dai pregiudizi provenienti da ogni parte e tipici dei tempi. L’archivio della Rai mette a disposizione il video.

Linguaggio politico

linguaggio politicoLe scomode verità dei nostri tempi e il problema dell’attuale linguaggio politico. Lo scrittore, sceneggiatore e regista Andrea Camilleri, ricorda il 25 Aprile 1945 esprimendosi in merito a quelle che a mio avviso sono delle condivisibili puntualizzazioni tutt’altro che trascurabili, come, per esempio, che «L’italiano, e lo dico per i miei fratelli, ha memoria solo per due cose: Sanremo e la formazione di calcio della Juventus del 1930. Per il resto ha una labilità di memoria che fa spavento». Inoltre, lo scrittore affronta anche il problema del linguaggio della politica, sempre più spesso degradato a insulto nei confronti della parte avversa: «Oggi, così come è decaduta buona parte della nostra coscienza di uomini è decaduto anche il linguaggio. Bisogna cercare di ascoltare le ragioni degli altri e dopo reagire, in un senso o nell’altro. Ma se tu hai paura non discuti nemmeno con gli altri: spari, reagisci. Perché pensi che l’altro sia venuto per farti del male e allora pensi: “prima che me lo faccia lui lo faccio io”, ma è un modo di pensare da homo homini lupus. Come si fa a dire che uno difende le coste italiane da 77 individui, 12 bambini, 14 donne e uomini più morti che vivi per quello che hanno patito? Non si ha il senso del ridicolo?». Ebbene, di quanto appena descritto e molto altro ancora, dal mio punto di vista di estremo interesse, suggerisco di ascoltare l’intervista di Giuseppe Rolli per “Servizio Pubblico”. Oppure su YouTube.

Protezione internazionale

protezione internazionaleÈ illegittimo il provvedimento di diniego di protezione internazionale che si basa solo sul fatto che l’omosessualità non sia considerato reato nel Paese di origine. Con questo contributo torno a trattare un argomento dibattuto, spesso aspramente, dalla politica, dai media e anche dal cittadino comune per mezzo dello strumento di interazione per eccellenza dell’attuale modernità, i social network. Il tema è l’immigrazione e la possibilità di soggiornare nel nostro Paese per motivi di lavoro, per ricongiungimento familiare o per altre più disparate motivazioni. Tuttavia, come si evince dal titolo, la questione qui in commento riguarda la cosiddetta protezione internazionale dello straniero e come la stessa, almeno in questo caso, è stata affrontata dalle Autorità competenti fino alla decisione, con rinvio per un nuovo esame, della Corte di Cassazione. Ebbene, un cittadino ivoriano impugnava dinanzi il Tribunale adito il provvedimento con cui la Commissione Territoriale locale per il riconoscimento della protezione internazionale gli aveva negato il riconoscimento suddetto. Lo straniero riferiva di essere coniugato con prole e di religione musulmana, ma di avere intrattenuto una relazione sentimentale omosessuale, così divenendo, a suo dire, oggetto di disprezzo e di accuse da parte della di lui coniuge nonché di suo padre. Da tale situazione ne scaturiva la decisione di fuggire dalla terra natale, soprattutto maturata a seguito del rinvenimento del cadavere del proprio partner, ucciso in circostanze non note ma, sempre a detta dell’ivoriano, per mano di suo padre. Continua la lettura sulla rivista telematica “Sociologia On-Web”.