Apologia del fascismo

apologia del fascismoCredo sia abbastanza noto che per apologia, del fascismo o in genere di uno o più delitti, si intende quel comportamento che in qualche maniera esalta pubblicamente ciò che la norma giuridica considera come reato. Sicché, da questo punto di vista, per esempio a proposito di apologia del fascismo, in questi ultimi tempi si dibatte molto sia mediaticamente che politicamente se certi atteggiamenti, pubblicazioni, esternazioni eccetera ricadano nell’ambito della norma incriminatrice in tale senso. Ebbene, l’obiettivo di questo breve contributo non è quello di entrare nel merito di uno o più casi specifici, ma di rappresentare per sommi capi due aspetti e porli all’attenzione del lettore: quello normativo e quello giurisprudenziale, e farlo con lo stesso approccio di sempre, cioè evidenziare un principio giuridico con parole ed esempi alla portata anche del non giurista, affinché poi ognuno possa interpretare un fatto specifico, per esempio uno di quelli trattati dai media, no sulla base del de relato, del sentito dire, del propagandistico o di altra discutibile fattispecie, ma sulla base di propri saperi riconducibili alla realtà squisitamente giuridica. Perciò, il primo aspetto riguarda la norma, infatti, ad esempio, l’articolo 4 del Decreto-Legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito con Legge 25 giugno 1993, n. 205, stabilisce che è punibile «chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche»; mentre, come secondo aspetto, propongo due massime giurisprudenziali le quali, pur trattanti altre fattispecie di reato, suggeriscono una corretta interpretazione del concetto di apologia, sicché: «Integra il reato di apologia di uno o più delitti […] la diffusione di un documento di contenuto apologetico mediante il suo inserimento su un sito internet privo di vincoli di accesso, in quanto tale modalità ha una potenzialità diffusiva indefinita» (cfr. Cassazione, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 24103/17); e che «l’esaltazione di un fatto di reato, o del suo autore, finalizzata a spronare altri all’imitazione, risulta punibile se, per le sue modalità, essa integri un comportamento realmente idoneo a suscitare la commissione di delitti» (cfr. Cassazione, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 20198/18). Ecco, ora, chi vuole, provi a leggere o rileggere i fatti di cronaca degli ultimi tempi soppesandoli con gli elementi di diritto fin qui proposti.