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Pensatore francese (1798-1857) coniò la parola sociologia. La versione comtiana della sociologia era quella di una scienza positiva, ossia era convinto che la sociologia dovesse applicare allo studio della società gli stessi metodi scientifici rigorosi che la fisica o la chimica applicano allo studio del mondo fisico (Giddens, 2006). Secondo Comte i giuristi, insieme ai metafisici, avevano assunto il potere succedendo ai teologi e ai militari nella guida della società, ma erano a loro volta destinati a cedere il potere agli scienziati e ai tecnici che avrebbero costituito la classe dirigente della futura epoca positiva e industriale (Febbrajo, 2009).
Pensatore francese (1858-1917) come già Comte prima di lui, Durkheim pensava che si dovesse studiare la vita sociale con la stessa oggettività con cui gli scienziati studiano la natura. Con ciò riteneva che la vita sociale debba essere analizzata con lo stesso rigore riservato agli oggetti o agli eventi naturali. Uno dei suoi studi più famosi riguarda il suicidio, il quale lo definì come un fatto sociale che si spiega solo attraverso la lettura di altri fatti sociali (Giddens, 2006).
Secondo Marx (1818-1883) le società cambiano - a volte gradualmente, a volte attraverso una rivoluzione - a causa delle contraddizioni insite nei rispettivi modi di produzione. La comparsa di mercanti e artigiani fu l´atto di nascita di una borghesia capitalista destinata, con gli imprenditori industriali, a occupare il posto della nobiltà terriera. Come i capitalisti avevano rovesciato l´ordine sociale precedente, essi stessi sarebbero stati a loro volta soppiantati dall´avvento di un ordine nuovo (Giddens, 2006).
Anche Weber (1864-1920) così come Marx, non può essere definito semplicemente un sociologo, poiché i suoi interessi spaziavano attraverso una molteplicità di discipline. Weber cercò di comprendere natura e cause del mutamento sociale. Nella sua prospettiva sociologica un elemento importante è il concetto di tipo ideale, ovverosia i tipi ideali sono modelli concettuali utili a comprendere il mondo. Da sottolineare che l´aggettivo ideale non designa un obiettivo perfetto o desiderabile, quanto piuttosto la forma pura di un certo fenomeno (Giddens, 2006).
Studioso statunitense (1902-1979) produsse una teoria generale per l´analisi della società chiamata struttural-funzionalista, cioè si propone di individuare la struttura di fondo della società e di comprenderla mostrando le funzioni assolte dalle sue parti. Riguardo alla funzione del potere, egli lo definisce come la capacità di assicurarsi l´adempimento di obblighi vincolanti da parte delle unità di un sistema di organizzazione collettiva, in cui gli obblighi sono legittimati in base alla loro rilevanza per il raggiungimento di scopi collettivi e in cui nel caso di rifiuti esiste un´aspettativa dell´imposizione di sanzioni situazionali negative, quale che possa essere il soggetto che opera concretamente tale imposizione (Segatori, 1999).
Costituzionalista e politologo tedesco (1901-1984) con una formulazione iniziale ha attribuito allo Stato totalitario le seguenti sei caratteristiche: un´ideologia onnicomprensiva; un partito unico, in genere guidato da un solo uomo, impegnato a imporre quella ideologia; un potere di polizia fondato sul terrore; il monopolio dei mezzi di comunicazione; la subordinazione completa delle forze armate al potere politico; un sistema centralizzato di pianificazione economica e il controllo di tutte le organizzazioni (Segatori, 2007).
Sociologo austriaco (1901-1976) emigrato negli Stati Uniti con l´avvento del nazismo, studiò a fondo il fenomeno riguardante la comunicazione di massa e come i mezzi della comunicazione di massa si siano evoluti differentemente in Europa rispetto agli Stati Uniti. Sostenne che l´obiettivo dei mezzi della comunicazione di massa può essere quello di vendere beni e prodotti o di migliorare il livello culturale della popolazione o anche di facilitare la comprensione di alcune scelte del governo, ma in ogni caso per chi usa i mezzi della comunicazione di massa per qualsivoglia scopo la necessità è quella di ricercare il modo migliore per far si che gli strumenti stessi siano meglio conosciuti e quindi utilizzati in maniera più proficua (Abruzzese-Mancini, 2008).
Giornalista statunitense (1889-1974) passato poi alla vita accademica, sostenne che sulla creazione dell´opinione pubblica giocano un ruolo di primo piano i giornali e i mezzi della comunicazione di massa che però non possono che offrire una visione distorta - di parte - degli avvenimenti. Essi lavorano - come avviene in ogni processo di comunicazione - su stereotipi che semplificano l´interpretazione della realtà e la adattano al bagaglio di conoscenze già condiviso (Abruzzese-Mancini, 2008).