Decreto di espulsione

Con riferimento al cittadino straniero e al decreto di espulsione dal territorio dello Stato, nonché al concetto di “coesione familiare”, è necessario «un attento e delicato esame delle differenti fattispecie concrete da parte del giudice, tenuto a valutare la effettiva consistenza di quei legami, che devono essere particolarmente stretti e che possono essere desunti da vari elementi oggettivi, quali l’esistenza di un rapporto di coniugio e la durata del matrimonio, la nascita di figli e la loro età, la convivenza, altri fattori che testimonino l’effettività di una vita familiare, la dipendenza economica dei figli maggiorenni e dei genitori, le difficoltà che il coniuge o i figli rischiano di trovarsi ad affrontare in caso di espulsione». Nel caso in esame: «il decreto impugnato ha accolto il ricorso limitandosi a rilevare l’inserimento sociale e familiare del Signor […] e il fatto che egli vive con i propri genitori e frequenta con profitto una scuola professionale, senza alcuna indagine sull’effettività del legame familiare alla stregua dei parametri sopraindicati. Si tratta di omissioni decisive che viziano l’accertamento del fatto di cui il giudice di merito ha dato conto con motivazione meramente apparente, rivelando anche falsa applicazione della norma applicabile, avendo il Giudice di Pace dato rilievo a un elemento di fatto, quale l’integrazione sociale, non pertinente in mancanza di legami familiari qualificati». Sicché, in tali termini, il ricorso proposto dal Ministero dell’Interno (Prefettura Ufficio Territoriale del Governo) è accolto e l’impugnato decreto cassato con rinvio, in persona di diverso magistrato (cfr. Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, Sentenza n. 781/2019, decisione 30/10/2018, pubblicazione 15/01/2019).