Lavoro e disciplina

Sempre in tema di licenziamento legittimo, dunque in termini di lavoro e disciplina, ho già fatto cenno in un post precedente al concetto di malcostume e come sarebbe assai lunga la disquisizione in merito, tuttavia, ancora una volta, è la giurisprudenza a sostituirsi al buonsenso che ognuno dovrebbe adottare. Nel caso in esame, la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso proposto da una segretaria licenziata dal proprio datore di lavoro perché sorpresa a trascorrere più tempo sui social network piuttosto che adempiere al proprio dovere. Si legge in sentenza, che la Corte territoriale, dopo avere escluso un licenziamento ritorsivo o discriminatorio, affermava che la signora in questione «non avesse negato di avere effettuato, in orario di lavoro, la gran parte degli accessi a siti internet estranei all’ambito lavorativo riscontrati sulla cronologia del computer ad essa in uso, sottolineando come lo stesso tipo di accesso, con riferimento a facebook, necessitasse di password, e non potessero quindi aversi dubbi sul fatto che fosse la titolare dell’account ad averlo eseguito. La dimensione del fenomeno, circa 6 mila accessi nel corso di 18 mesi, di cui 4.500 circa su facebook, per durate talora significative, evidenziava […] la gravità di esso, in contrasto con l’etica comune, e l’idoneità certa ad incrinare la fiducia datoriale». Perciò, chiosano i giudici di legittimità, che «Quanto all’idoneità probatoria della cronologia, ogni questione attiene alla formazione del convincimento del giudice del merito, il quale ha sul punto ampiamente motivato, valorizzando non solo la mancata contestazione da parte della [signora] ma anche il fatto che gli accessi alla pagina personale facebook richiedono una password, sicché non dovevano nutrirsi dubbi sulla riferibilità di essi alla ricorrente» (cfr. Cass. Civile Sez. Lavoro, Sent. 3133/2019). Concludo solo ricordando come per molti soggetti l’uso dei social, e relativa astinenza dal loro utilizzo anche se di breve durata, rappresenti una dipendenza che può portare a gravi ricadute a livello psicologico.