Licenziamento

L’argomento di oggi, in materia di licenziamento legittimo, non è poi così isolato, infatti, si legge spesso sui giornali, sui social, o lo si ascolta in televisione, che il signor Tizio avrebbe abusato del permesso dal lavoro retribuito grazie alla fruizione della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate). Ebbene, sul versante del malcostume si potrebbe aprire un dibattito dalla durata illimitata, mentre per quanto concerne il fatto qui in interesse, mi limito a segnalare il caso di un soggetto che è stato licenziato dal suo datore di lavoro per essere stato accertato a carico del medesimo dipendente, anche grazie a quanto dallo stesso pubblicato sui social network, che – in una giornata di permesso richiesta ai sensi della Legge 104/92 per assistere la suocera – quel giorno egli si trovava in altra località, notevolmente distante da quella di residenza, a godersi una giornata di mare. Il lavoratore licenziato, grazie anche alla relazione di un’agenzia investigativa che ne ha documentato la presenza altrove rispetto invece a dove avrebbe dovuto essere, ha visto respinte tutte le sue doglianze proposte in sede giudiziaria, fino alla pronuncia della Corte di cassazione, che confermando la legittimità del licenziamento ha così motivato: «in ordine alla rilevanza dell’abuso, in sé, anche a prescindere dalla circostanza indimostrata che si trattasse della prima volta», è «sufficiente ai fini della configurabilità dell’abuso medesimo la sola presenza del ricorrente in altro luogo, dallo stesso mai contestata» (cfr. Sez. VI Civile, Ord. 2743/2019).