Il limite delle leggi

Il limite delle leggiSta rimbalzando un po’ su tutti i media la notizia riguardo alla pronuncia della Corte di Cassazione, che certamente farà assai discutere, la quale ha stabilito la correttezza interpretativa offerta dalle giurisdizioni di merito che l’hanno preceduta, con riferimento al cosiddetto saluto fascista. Infatti, alcuni soggetti erano stati assolti dal «reato loro ascritto (concorso in manifestazione fascista) per insussistenza del fatto».

Con richiamo anche ad interventi pregressi della Corte Costituzionale, vediamo brevemente come i giudici hanno motivato, in questo caso, tale decisione: «la fattispecie penale in contestazione non colpisce tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle “che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste in relazione al momento e all’ambiente in cui sono compiute” e tra queste non solo “gli atti finali e conclusivi della riorganizzazione” ma anche manifestazioni, espressioni, gesti, comportamenti, quali “possibili e concreti antecedenti causali di ciò che resta costituzionalmente inibito” e quindi “idonei a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste” […] Con la conseguenza, secondo i giudici del merito, che la suddetta fattispecie si configura come reato di pericolo concreto e che le manifestazioni del pensiero fascista e dell’ideologia fascista in sé non sono vietate, attese la libertà di espressione e di libera manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite, ma lo sono solo se hanno i connotati di cui sopra e pertanto pongono in pericolo la tenuta dell’ordine democratico e dei valori allo stesso sottesi […] nel caso di specie, benché incontestato che gli odierni imputati avessero preso parte ad una manifestazione pubblica in questione compiendo i contestati gesti usuali del disciolto partito fascista, si è ritenuto che queste condotte non realizzassero il pericolo sopra enunciato […] Al riguardo, i giudici hanno ritenuto dirimente la natura puramente commemorativa della manifestazione e del corteo, organizzati in onore di tre defunti, vittime di una violenta lotta politica che ha attraversato diverse fasi storiche. A questo esclusivo fine, erano, dunque, dirette le condotte in contestazione senza alcun intento restaurativo del regime fascista. In questo senso depongono le modalità ordinate e rispettose del corteo, svoltosi in assoluto silenzio, senza inni, canti o slogan evocativi dell’ideologia fascista, senza comportamenti aggressivi, minacciosi o violenti nei confronti dei presenti, senza armi o altri strumenti. Si è in tal modo escluso che la manifestazione in esame, pur in presenza di ostentazione di simboli e saluti fascisti, avesse assunto connotati da suggestionare gli astanti inducendo negli stessi sentimenti nostalgici in cui ravvisare un serio pericolo di riorganizzazione del partito fascista».

Ribadendo ancora in proposito «come vada escluso che la libertà di manifestazione del pensiero possa andare esente da limitazioni lì dove la condotta tenuta risulti violatrice di altri interessi costituzionalmente protetti […] e tra questi rientrano le esigenze di tutela dell’ordine democratico […] ma il fatto deve trovare nel momento e nell’ambiente in cui è compiuto circostanze tali da renderlo idoneo a provocare adesioni e consensi ed a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste […] Non è, dunque, la manifestazione esteriore in quanto tale ad essere oggetto di incriminazione, bensì il suo venire in essere in condizioni di pubblicità tali da rappresentare un concreto tentativo di raccogliere adesioni ad un progetto di ricostituzione». (cfr. Corte di Cassazione, Sezione I Penale, Sentenza n. 8108/2018, decisa il 14 dicembre 2017).