Misure cautelari personali

misure cautelari personaliNell’ambito delle misure cautelari personali, per costante orientamento della giurisprudenza, l’attività di volontariato svolta dal soggetto non può essere equiparata a quella di lavoro gratuito, non essendo il volontariato considerata “indispensabile esigenza di vita”. Nel caso qui in esame, le misure cautelari personali erano state disposte nei confronti di un soggetto sottoposto, appunto, agli arresti domiciliari, con svolgimento di attività di volontariato altrettanto disposta con ordinanza del Tribunale, ma riformata in sede di appello proposto dal Pubblico Ministero. Ricorre per cassazione l’interessato a mezzo del proprio difensore, «lamentando violazione di legge, per avere (…) escluso che la partecipazione dell’imputato all’attività di volontariato possa essere riconducibile all’attività lavorativa gratuita e comunque possa corrispondere ad una indispensabile esigenza di vita», tenuto conto che «l’imputato svolge attività di volontariato presso la Parrocchia di zona adempiendo al dovere di solidarietà sociale, seguendo nel contempo un percorso di recupero personale ed inizio di reinserimento sociale, che appare adeguato a realizzare gli scopi del pieno svolgimento della persona». Tuttavia, statuiscono i giudici di legittimità, che in tema di misure cautelari personali «la necessità di intraprendere un percorso rieducativo tramite la partecipazione ad attività di volontariato non rientra tra le indispensabili esigenze di vita, che (…) consentono di ottenere dal giudice l’autorizzazione ad allontanarsi dal luogo di esecuzione degli arresti domiciliari, attesa la natura eccezionale di tale previsione (…) in cui si esclude che tra le indispensabili esigenze di vita (…) possano rientrare esigenze legate al soddisfacimento dei bisogni spirituali o religiosi dell’indagato». Non da ultimo, si legge ancora nella sentenza, la sopravvenuta disciplina di riordino del Terzo Settore (inteso come complesso di enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale) stabilisce che «l’attività di volontariato è incompatibile con quella del lavoratore subordinato o autonomo (…) e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte». Ne consegue perciò il rigetto del ricorso e la condanna dell’imputato al pagamento delle spese processuali (cfr. Corte di Cassazione, Sez. IV Pen., Sent. 38652/19).