Sport e lesioni

In tema di sport e lesioni inferte volontariamente all’avversario. Si sostiene che il calcetto sia uno tra i giochi più praticati, in ambito agonistico e dilettantistico, e che in generale il concetto sano di sport, di innegabile utilità sociale, viene meno nel momento in cui ci si trova di fronte a condotte volutamente aggressive e lesive degli altri attori (avversari, direttori di gara, eccetera). Ebbene, di recente la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto, peraltro condannandolo alle spese di giudizio, resosi protagonista di una testata data all’avversario durante una partita. Il ricorrente, reduce da condanna di primo grado, confermata in appello, denunciava il mancato riconoscimento dell’esimente del cosiddetto “rischio consentito” e che le «regole del calcetto prevedono che il gioco non si fermi mai, neppure quando si sia in attesa di una punizione, che può essere battuta senza attendere il fischio arbitrale. Quindi il fatto non sarebbe avvenuto “a gioco fermo” ma durante lo svolgersi della prestazione agonistica, con conseguente operatività delle scriminanti invocate». Ciò premesso, ad avviso dei giudici, peraltro richiamando il referto in cui l’arbitro ha dato conto dell’espulsione del giocatore in quanto “a gioco fermo dava una testata al diretto avversario”: «Non è applicabile la scriminante del rischio consentito, né tantomeno quelle dell’esercizio del diritto o del consenso dell’avente diritto, qualora, come nella specie, nel corso di un incontro di calcio, l’imputato colpisca l’avversario con una testata al di fuori di un’azione ordinaria di gioco, trattandosi di dolosa aggressione fisica per ragioni avulse dalla peculiare dinamica sportiva, considerato che nella disciplina calcistica l’azione di gioco è quella focalizzata dalla presenza del pallone ovvero da movimenti, anche senza palla, funzionali alle più efficaci strategie tattiche (blocco degli avversari, marcamenti, tagli in area ecc.) e non può ricomprendere indiscriminatamente tutto ciò che avvenga in campo, sia pure nei tempi di durata regolamentare dell’incontro» (cfr. Sez. V Pen. Sent. 3144/19). Credo che il caso qui brevemente esaminato possa essere da monito per i diversamente sportivi, per i facinorosi e per coloro affetti da protagonismo ossessivo, patologico e riverberante.