La legge Merlin

la legge MerlinLa legge Merlin al vaglio della Corte Costituzionale. Tra il diritto soggettivo di prostituirsi – come modalità autoaffermativa della persona umana – e la prostituzione, anche se volontaria, come attività che comunque degrada e svilisce la persona.

Con il presente contributo si è cercato di riassumere, senza pretesa di esaustività, quanto sancito dalla Corte Costituzionale lo scorso mese di marzo, attraverso la sentenza recentemente depositata, in merito ad alcuni profili di legittimità della legge Merlin (75/1958), vale a dire la normativa che dispose la chiusura definitiva delle cosiddette case di tolleranza. Più nota come la legge Merlin, nome preso dalla senatrice socialista Angelina (Lina) Merlin (1887-1979).

Storicamente detto, brevemente, le case di tolleranza, o case chiuse, furono istituite nell’Ottocento soprattutto al fine di tutelare la salute pubblica avverso la diffusione delle malattie veneree, in particolare la sifilide. Ma non è questo il punto oggetto del presente contributo. Infatti, la legge Merlin del 1958 oltre che disporre la chiusura di tali case di tolleranza, introdusse anche i reati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, necessari a tutelare ogni forma di prostituzione.

Negli ultimi anni si è cercato di arginare il fenomeno attraverso l’emanazione di disposizioni normative e financo regolamentari locali che sanzionassero anche pecuniariamente i clienti, così come in diverse occasioni si sono avanzate ipotesi legislative finalizzate a reintrodurre una qualche forma di prostituzione controllata, superando la legge Merlin, per esempio nuove case di tolleranza piuttosto che quartieri a luci rosse, così da tutelare le prostituire soprattutto dalla criminalità più o meno organizzata, regolamentare la loro libera scelta di prostituirsi in cambio di una remunerazione economica sottoposta a tassazione fiscale da parte dello Stato, nonché garantire un capillare controllo sanitario difronte la diffusione di specifiche malattie.

Ebbene, come premesso, il punto qui in esame riguarda la pronuncia della Consulta nel giudizio di legittimità costituzionale con riferimento all’art. 3, primo comma, numeri 4), prima parte, e 8), della legge Merlin (20 febbraio 1958, n. 75) (Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui), con richiamo agli artt. 2, 3, 13, 25, secondo comma, 27 e 41 della Costituzione, «nella parte in cui configura come illecito penale il reclutamento ed il favoreggiamento della prostituzione volontariamente e consapevolmente esercitata». Tutto ha origine dalle questioni sollevate dalla Corte di Appello rimettente, poiché dirette a «censurare la configurazione come illecito penale del reclutamento e del favoreggiamento della prostituzione, anche quando si tratti di prostituzione liberamente e volontariamente esercitata», le quali sarebbero rilevanti, se accolte, poiché ai fini della decisione sulla sentenza appellata si giungerebbe all’assoluzione degli imputati per non essere i fatti contestati più previsti come reato.

Inoltre, prosegue l’Ordinanza di rimessione, rispetto alla non manifesta infondatezza della questione, il «fenomeno sociale della prostituzione professionale delle escort rappresenterebbe un elemento di novità atto a far dubitare della legittimità costituzionale della legge n. 75 del 1958, ideata in un’epoca storica nella quale il fenomeno stesso non era conosciuto e neppure concepibile», ponendo in rilievo il «principio della libertà di autodeterminazione sessuale della persona umana»; libertà, che nel caso delle escort si «esprimerebbe nella scelta di disporre della propria sessualità nei termini contrattualistici dell’erogazione della prestazione sessuale contro pagamento di denaro o di altra utilità». Continue reading “La legge Merlin”

Il segretario comunale

Corte CostituzionaleIl segretario comunale: un carico di attribuzioni multiformi, di controllo e di certificazione, ma anche di gestione quasi manageriale e di supporto propositivo all’azione di governo locale. Questo è il titolo del mio contributo pubblicato dalla rivista Sociologia On-Web, con riguardo alla decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità del cosiddetto spoils system per i segretari comunali, ovvero la disposizione normativa che prevede la loro nomina da parte dei sindaci. Quindi, un ulteriore intervento dei giudici delle leggi in materia di regole sugli Enti Locali, più precisamente sul disposto che riguarda, appunto, il meccanismo attraverso il quale i segretari comunali restano in carica per un periodo corrispondente a quello del sindaco che lo ha nominato e cessa automaticamente dall’incarico al termine del mandato di quest’ultimo. Tuttavia, il mio obiettivo divulgativo attraverso il presente contributo rispetto a tale decisione è un po’ diverso, vale a dire è quello di mettere a disposizione del pubblico non giurista, perciò del cittadino ed elettore comune, tutta una serie di nozioni con riferimento a compiti e funzioni in capo al segretario comunale, che la Corte Costituzionale ha puntualmente ribadito. Procedendo con ordine, la Consulta, dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Brescia, che dubitava del meccanismo, per supposta violazione dei principi costituzionali di imparzialità e continuità dell’azione amministrativa, ha posto in evidenza che l’evoluzione della normativa sul segretario comunale, prima e dopo l’entrata in vigore della Costituzione, è ispirata da concezioni assai diverse, alla ricerca di punti di equilibrio fra due esigenze non facilmente conciliabili… Continua a leggere

Relazione al Parlamento

Presentazione della Seconda Relazione al Parlamento del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Evento organizzato da: Garante Nazionale dei Diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Roma 15 giugno 2018, registrazione video a cura di Radio Radicale.