Linguaggio politico

linguaggio politicoLe scomode verità dei nostri tempi e il problema dell’attuale linguaggio politico. Lo scrittore, sceneggiatore e regista Andrea Camilleri, ricorda il 25 Aprile 1945 esprimendosi in merito a quelle che a mio avviso sono delle condivisibili puntualizzazioni tutt’altro che trascurabili, come, per esempio, che «L’italiano, e lo dico per i miei fratelli, ha memoria solo per due cose: Sanremo e la formazione di calcio della Juventus del 1930. Per il resto ha una labilità di memoria che fa spavento». Inoltre, lo scrittore affronta anche il problema del linguaggio della politica, sempre più spesso degradato a insulto nei confronti della parte avversa: «Oggi, così come è decaduta buona parte della nostra coscienza di uomini è decaduto anche il linguaggio. Bisogna cercare di ascoltare le ragioni degli altri e dopo reagire, in un senso o nell’altro. Ma se tu hai paura non discuti nemmeno con gli altri: spari, reagisci. Perché pensi che l’altro sia venuto per farti del male e allora pensi: “prima che me lo faccia lui lo faccio io”, ma è un modo di pensare da homo homini lupus. Come si fa a dire che uno difende le coste italiane da 77 individui, 12 bambini, 14 donne e uomini più morti che vivi per quello che hanno patito? Non si ha il senso del ridicolo?». Ebbene, di quanto appena descritto e molto altro ancora, dal mio punto di vista di estremo interesse, suggerisco di ascoltare l’intervista di Giuseppe Rolli per “Servizio Pubblico”. Oppure su YouTube.

Diffamazione online

A proposito di diffamazione online, credo indubbio che il più delle volte l’atteggiamento diffamatorio risulti particolarmente fastidioso, quanto meno per tutta una serie di comprensibili motivi che non ritengo necessario qui richiamare; tuttavia, in alcuni casi, per esempio la diffamazione col mezzo della stampa, si rischia che tale condotta sia confusa non solo con la libera manifestazione del pensiero, ma anche con il diritto/dovere di cronaca. Perciò, come ricorda una recente sentenza della Corte di cassazione, richiamandone altre precedenti e financo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: «la cronaca giudiziaria è lecita quando sia esercitata correttamente, limitandosi a diffondere la notizia di un provvedimento giudiziario in sé ovvero a riferire o a commentare l’attività investigativa o giurisdizionale, mentre ove informazioni desumibili da un provvedimento giudiziario siano utilizzate per ricostruzioni o ipotesi giornalistiche tendenti ad affiancare o a sostituire gli organi investigativi nella ricostruzione di vicende penalmente rilevanti e autonomamente offensive, il giornalista deve assumersi direttamente l’onere di verificare le notizie e di dimostrarne la pubblica rilevanza, non potendo reinterpretare i fatti nel contesto di un’autonoma e indimostrata ricostruzione giornalistica». Pertanto: «non costituisce reato la formulazione, nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, di affermazioni e ricostruzioni che rechino valutazioni offensive della reputazione dei soggetti coinvolti, quando i dati di cronaca assumano una funzione meramente strumentale per supportare un giudizio critico di contenuto diverso e più ampio, di attuale e pubblico interesse» (Sez. V Pen., n. 2092/19). Come visto, il reato di diffamazione online corre su di un filo estremamente sottile e spesso invisibile.