Lavoro e licenziamento

A proposito di lavoro e licenziamento. Torno sul tema del licenziamento, illustrando, nel caso specifico, come un lavoratore può essere licenziato per aver eseguito un ordine di servizio illegittimo. In particolare, scrivono i giudici della Cassazione: «l’esecuzione di un ordine illegittimo impartito da un superiore gerarchico non può non equivalere alla violazione degli obblighi contrattualmente assunti circa il rispetto delle norme interne legittimamente emanate». Inoltre, nel rapporto di lavoro privato, non sussiste la presenza «di un potere di supremazia, inteso in senso pubblicistico, del superiore riconosciuto dalla legge» (cfr. Sezione VI Civile, Ordinanza 1582/2019). Sicché, si legge ancora nell’Ordinanza, non può trovare applicazione l’articolo 51 del Codice penale, che qui di seguito riporto. Art. 51 C.p. (Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere): «L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità. Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine. Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire a un ordine legittimo. Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine».

Incertezza della norma

incertezza della normaCome ultimo post dell’anno in corso, ormai giunto al termine, propongo una riflessione su cui è tornata la Suprema Corte di Cassazione, richiamando decisioni precedenti, in tema di «incertezza normativa oggettiva», vale a dire quella «situazione giuridica oggettiva, che si crea nella normazione per effetto dell’azione di tutti i formanti del diritto, tra cui in primo luogo, ma non esclusivamente, la produzione normativa, e che è caratterizzata dall’impossibilità, esistente in sé ed accertata dal giudice, d’individuare con sicurezza ed univocamente, al termine di un procedimento interpretativo metodicamente corretto, la norma giuridica sotto la quale effettuare la sussunzione di un caso di specie ultima o, se si tratta del giudice di legittimità, del fatto di genere già categorizzato dal giudice di merito». Sicché, l’incertezza normativa oggettiva «non ha il suo fondamento nell’ignoranza giustificata, ma nell’impossibilità, abbandonato lo stato d’ignoranza, di pervenire comunque allo stato di conoscenza sicura della norma giuridica tributaria». Perciò: «trattandosi di un’esimente prevista dalla legge a favore del contribuente, l’onere di allegare la ricorrenza di siffatti elementi di confusione, qualora effettivamente esistenti, grava sul contribuente secondo le regole generali in materia di onere della prova» (cfr. Sezione V Civile, Sentenza n. 32436/2018).