Fine vita e aiuto al suicidio

fine vita e aiuto al suicidioÈ stata depositata la sentenza nella quale la Corte Costituzionale, sul fine vita e aiuto al suicidio, ha sancito che «l’esigenza di garantire la legalità costituzionale deve, comunque sia, prevalere su quella di lasciare spazio alla discrezionalità del legislatore per la compiuta regolazione della materia, alla quale spetta la priorità». La questione fu sollevata nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 580 del Codice penale, promosso dalla Corte di Assise di Milano «nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e, quindi, a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito di suicidio»; nonché nella parte in cui prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio siano sanzionabili senza distinzione rispetto alle condotte di istigazione. Perciò, tenuto conto del disposto citato art. 580 C.p. (Istigazione o aiuto al suicidio) che così stabilisce: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima” – nel caso qui in esame contestualizzato sul fine vita e aiuto al suicidio –, la Consulta ha dichiarato la norma costituzionalmente illegittima «nella parte in cui non esclude la punibilità di chi (…) agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente». Inoltre, sottolinea la Corte, che non può farsi a meno «di ribadire con vigore l’auspicio che la materia formi oggetto di sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore, conformemente ai principi precedentemente enunciati». Vale a dire che nel caso di vuoti di disciplina che rischino di risolversi in una menomata protezione di diritti fondamentali, suscettibile di protrarsi nel tempo per il perdurare dell’inerzia legislativa, la Corte può e deve farsi carico dell’esigenza di evitarli, non limitandosi al solo annullamento della norma incostituzionale, ma «ricavando dalle coordinate del sistema vigente i criteri di riempimento costituzionalmente necessari, ancorché non a contenuto costituzionalmente vincolato, fin tanto che sulla materia non intervenga il Parlamento» (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza 242/2019, Presidente LATTANZI – Redattore MODUGNO. Udienza Pubblica del 24.09.2019, decisione del 25.09.2019, deposito del 22.11.2019).