Protezione internazionale

protezione internazionaleÈ illegittimo il provvedimento di diniego di protezione internazionale che si basa solo sul fatto che l’omosessualità non sia considerato reato nel Paese di origine. Con questo contributo torno a trattare un argomento dibattuto, spesso aspramente, dalla politica, dai media e anche dal cittadino comune per mezzo dello strumento di interazione per eccellenza dell’attuale modernità, i social network. Il tema è l’immigrazione e la possibilità di soggiornare nel nostro Paese per motivi di lavoro, per ricongiungimento familiare o per altre più disparate motivazioni. Tuttavia, come si evince dal titolo, la questione qui in commento riguarda la cosiddetta protezione internazionale dello straniero e come la stessa, almeno in questo caso, è stata affrontata dalle Autorità competenti fino alla decisione, con rinvio per un nuovo esame, della Corte di Cassazione. Ebbene, un cittadino ivoriano impugnava dinanzi il Tribunale adito il provvedimento con cui la Commissione Territoriale locale per il riconoscimento della protezione internazionale gli aveva negato il riconoscimento suddetto. Lo straniero riferiva di essere coniugato con prole e di religione musulmana, ma di avere intrattenuto una relazione sentimentale omosessuale, così divenendo, a suo dire, oggetto di disprezzo e di accuse da parte della di lui coniuge nonché di suo padre. Da tale situazione ne scaturiva la decisione di fuggire dalla terra natale, soprattutto maturata a seguito del rinvenimento del cadavere del proprio partner, ucciso in circostanze non note ma, sempre a detta dell’ivoriano, per mano di suo padre. Continua la lettura sulla rivista telematica “Sociologia On-Web”.

Immigrazione irregolare

Tornando su di un argomento molto sentito dalla collettività in questi ultimi tempi, vale a dire immigrazione e rimpatrio degli stranieri, o immigrazione irregolare, ancora una volta è la Corte di cassazione ad occuparsi del divario tra quelle che sono le esigenze in materia di ordine e sicurezza pubblica valutate dal Questore e la legittimità del provvedimento emesso da questa stessa Autorità. Nel caso in esame, un soggetto destinatario dell’ordine del Questore (regolarmente notificato) di rimpatriare e con divieto di fare ritorno nel comune dove è stato fermato, veniva invece sorpreso in due distinte occasioni nel medesimo territorio, dedito al vagabondaggio e all’accattonaggio. Secondo i giudici di legittimità – che hanno annullato senza rinvio la sentenza d’appello (sfavorevole al ricorrente) per insussistenza del fatto: «solo il provvedimento di rimpatrio emesso dal questore privo di motivazione o insufficientemente motivato può essere disapplicato dal giudice penale». Ne consegue che nel provvedimento del caso specifico il Questore ha individuato «solo con espressioni generiche e prive di riferimenti a fatti concreti (bivaccava insieme con altri connazionali, destinatario di verbali per accattonaggio molesto, frequenti litigi con gli avventori) le modalità delle condotte, per di più prive di rilevanza penale, che ha posto a fondamento del giudizio di pericolosità sociale ed in particolare del turbamento della tranquillità pubblica. Gli elementi che suffragherebbero la appartenenza del ricorrente alla categoria delle persone che sono da considerarsi pericolose per la tranquillità pubblica, sono, quindi, costituiti, in via esclusiva, da condotte dell’imputato, quale quelle di accattonaggio accompagnato da non meglio specificati atti di molestia, non più costituenti reato in sé e quindi da sole non sufficienti a fondare il giudizio di pericolosità attuale ai fini dell’applicazione delle misure di prevenzione personali» (Sezione I Penale, Sentenza 2365/2019).

Cittadinanza allo straniero

Norme sulla cittadinanza conferita allo straniero. È stato dichiarato incostituzionale l’art. 10 della Legge 5 febbraio 1992, n. 91 (Nuove norme sulla cittadinanza), nella parte in cui non prevede che lo straniero richiedente la cittadinanza sia esonerato dal giuramento se il medesimo verte in grave e accertata condizione di disabilità. Infatti, l’attuale disposizione normativa così stabilisce: «Il decreto di concessione della cittadinanza non ha effetto se la persona a cui si riferisce non presta, entro sei mesi dalla notifica del decreto medesimo, giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato». In questo contesto, secondo i giudici delle leggi, sono violati gli artt. 2 «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale» e 3, secondo comma «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese», della Carta costituzionale. Segue norme sulla cittadinanzaEbbene, si legge tra l’altro nella sentenza: «l’impossibilità di prestare giuramento costituirebbe infatti un significativo ostacolo, che impedirebbe di fatto la piena libertà ed eguaglianza del disabile affetto da infermità psichica. Sussisterebbe, quindi, una disparità di trattamento tra individui sani, in grado di prestare giuramento, e quanti sani non siano in quanto affetti da disabilità e che, per effetto della mancata prestazione del giuramento, non possono acquistare lo status civitatis». Tuttavia: «il giuramento tradurrebbe un impegno morale ed una partecipazione consapevole alla comunità statuale da parte del dichiarante: l’assunzione dello status di cittadino implicherebbe un’adesione consapevole e cosciente all’esercizio dei diritti e all’adempimento dei doveri. La natura personalissima del giuramento comporterebbe che la cittadinanza non potrebbe essere acquisita da colui il quale difetta della naturale capacità di comprendere le conseguenze giuridiche e morali del giuramento, e il significato che tale atto assume di fronte alla collettività». Inoltre: «L’art. 54, comma primo, Cost., che impone al cittadino il dovere di fedeltà alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi, trova concreta espressione, per lo straniero, nella prestazione del giuramento, manifestazione solenne di adesione ai valori repubblicani. Il giuramento richiesto dalla disposizione impugnata è quindi atto personale, che attiene direttamente al diritto costituzionale, in ragione dei valori incorporati nella sua prestazione. In quanto tale, non può essere reso da un rappresentante legale in sostituzione dell’interessato, secondo le norme del codice civile». Pertanto, in tema di corretto inserimento nella società dello straniero: «Tale inserimento, ove siano soddisfatte le altre condizioni previste dalla legge che regola l’acquisizione della cittadinanza, è evidentemente impedito dall’imposizione normativa del giuramento alla persona che, in ragione di patologie psichiche di particolare gravità, sia incapace di prestarlo. La necessità di esso, e la mancata acquisizione della cittadinanza che, in sua assenza, ne consegue, può determinare una forma di emarginazione sociale che irragionevolmente esclude il portatore di gravi disabilità dal godimento della cittadinanza, intesa quale condizione generale di appartenenza alla comunità nazionale. Può inoltre determinare una ulteriore e possibile forma di emarginazione, anche rispetto ad altri familiari che abbiano conseguito la cittadinanza».

Ne consegue quindi: «l’illegittimità costituzionale della disposizione censurata, nella parte in cui non esonera dal giuramento il disabile incapace di soddisfare tale adempimento in ragione di una grave e accertata condizione di disabilità». E che: «L’esonero dal giuramento deve operare a prescindere dal tipo di incapacità giuridicamente rilevante. Ciò che rileva è l’impossibilità materiale di compiere l’atto in ragione di una grave patologia, non rilevando la precipua condizione giuridica in cui versa il disabile» (cfr. Corte costituzionale, Sentenza n. 258/2017, Camera di Consiglio del 25.10.2017, decisione del 08.11.2017, deposito del 07.12.2017) – Sempre in tema di norme sulla cittadinanza, visita anche la rivista Sociologia Contemporanea