Guardie giurate

guardie giurateIn materia di guardie giurate, in genere il diniego di nomina si basa sulle informazioni assunte rispetto al comportamento tenuto dall’interessato tale da incidere negativamente sul requisito della buona condotta e affidabilità all’esercizio delle delicate mansioni tipiche delle guardie giurate. Sicché, per ambire a certi mestieri, non è sufficiente che sia passato tanto tempo dall’ultimo comportamento deviante e che in seguito si sia tenuta una condotta di vita ineccepibile, financo se lo stesso percorso rieducativo e di risocializzazione sia stato esemplare. Nel caso in esame, la Prefettura respingeva l’istanza avanzata da un “Istituto di Vigilanza” volta a conseguire il rilascio del decreto di approvazione di nomina a guardia particolare giurata in favore di un dipendente. In realtà, circa trenta anni prima, l’interessato si era reso protagonista di tutta una serie di violazioni penali (più volte condannato per furto, porto illegale di armi, detenzione di sostanze stupefacenti), perciò non ritenuto rassicurante sul piano della affidabilità nell’esercizio delle delicate mansioni proprie della guardia particolare giurata, tenuto altresì conto della connessa dotazione di un’arma. Il Tribunale Amministrativo Regionale al quale l’interessato si era rivolto ha respinto il ricorso avverso il provvedimento prefettizio, concludendo nel senso che l’Amministrazione aveva fatto un corretto uso dell’ampia discrezionalità che l’ordinamento di settore le riconosce, ponendo in rilievo i numerosi, seppur datati, pregressi comportamenti penalmente rilevanti in un contesto di tossicodipendenza che, ancorché fatti oggetto di riabilitazione, giustificavano l’opzione rigorista privilegiata dalla Prefettura. Il suddetto decisum è stato poi confermato dal grado di appello, secondo cui a fronte di un allarmante profilo criminale, qualificato da una significativa progressione di azioni delittuose tutte connotate da oggettivo disvalore e severamente punite dall’ordinamento penale, va «condivisa la prospettiva di valutazione privilegiata dall’Autorità procedente, e convalidata dal giudice di prime cure che, ai fini qui in rilievo, ha rilevato l’assenza di elementi di sicura valenza sintomatica idonei a suffragare un radicale ed irreversibile mutamento della condotta di vita dell’appellante, concludendo per la insufficienza di un rassicurante quadro probatorio che consentisse di concludere, con sufficienti margini di certezza, per la sussistenza di condizioni soggettive di perfetta e completa affidabilità sì da fugare ogni dubbio, sotto il profilo dell’ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, sul possibile rischio di abusi» (cfr. Consiglio di Stato, Sezione Terza, Sentenza 3337 del 18.04.2019, pubblicata il 22.05.2019).