Assunzione fittizia

assunzione fittiziaÈ penalmente rilevante l’assunzione fittizia di uno straniero finalizzata al proprio ottenimento del permesso di soggiorno. Nel caso in esame, la sentenza impugnata, confermando sostanzialmente quella di primo grado, ha accertato a carico di un soggetto la condotta di falsificazione della certificazione dei redditi nonché dei dati riguardanti i cittadini extracomunitari mediante la comunicazione obbligatoria di assunzione fatta pervenire alla competente Questura al fine di ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno, facendo apparire di fatto i suddetti presunti lavoratori come regolarmente assunti da società inesistenti e comunque non operative in cambio del pagamento di una somma di denaro. Ebbene, si legge nella sentenza: «se, per un verso, è evidente […] che il profitto conseguito, pari alla somma di denaro consegnata dal cittadino irregolare, è di per sé ingiusto, in quanto costituisce il corrispettivo per la illecita condotta di realizzazione della falsa documentazione idonea a trarre in inganno la pubblica amministrazione per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno, è, d’altra parte, indubitabile, come logicamente affermato nella sentenza impugnata, che il cittadino irregolare è indotto a sottostare alla richiesta degli imputati perché si trova in una condizione di inferiorità caratterizzata proprio dall’assenza di un valido titolo di soggiorno e dalla necessità di ottenere, seppure in modo illecito, un titolo abilitativo, così realizzandosi quella condotta di approfittamento consapevole della condizione di irregolare che la fattispecie pone a fondamento della punibilità». Ne consegue il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese del procedimento (cfr. Cassazione Penale, Sent. Sez. I n. 12748/2019).