Buone vacanze

buone vacanzeIl titolo di questo articolo, buone vacanze, trae origine dall’augurio con cui mi sono congedato dai lettori per la pausa estiva. Perciò, alla ripresa delle pubblicazioni, mi sono chiesto: perché non ricominciare con un argomento afferente al titolo genetico? E allora, buone vacanze sia anche se ciò che mi è venuto in mente riguarda quello che potrebbe rendere spiacevole una vacanza o solo parte di essa, e quindi di quali strumenti giuridici può avvalersi il malcapitato cittadino almeno in alcuni dei casi. Ebbene, da questo punto di vista, con riferimento al Decreto Legislativo 21 Maggio 2018, n. 62, a proposito di pacchetti turistici e servizi collegati, per danno da vacanza rovinata deve intendersi tutto ciò che viene a concretizzarsi come fonte di stress e relativo turbamento di natura psicologica, appunto derivante da tutta una serie di inadempimenti contrattuali che l’organizzatore della vacanza assume al momento della proposta di acquisto del prodotto turistico. Sicché, secondo la norma di riferimento, nel caso di inadempimento delle «prestazioni che formano oggetto del pacchetto […] il viaggiatore può chiedere all’organizzatore o al venditore, secondo la responsabilità derivante dalla violazione dei rispettivi obblighi assunti con i rispettivi contratti, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta […]. Il diritto al risarcimento si prescrive in tre anni, ovvero nel più lungo periodo per il risarcimento del danno alla persona previsto dalle disposizioni che regolano i servizi compresi nel pacchetto, a decorrere dalla data del rientro del viaggiatore nel luogo di partenza». E ancora, il «venditore è responsabile dell’esecuzione del mandato conferitogli dal viaggiatore con il contratto di intermediazione di viaggio, indipendentemente dal fatto che la prestazione sia resa dal venditore stesso, dai suoi ausiliari o preposti quando agiscono nell’esercizio delle loro funzioni o dai terzi della cui opera si avvalga, dovendo l’adempimento delle obbligazioni assunte essere valutato con riguardo alla diligenza richiesta per l’esercizio della corrispondente attività professionale». Del resto, osservando la giurisprudenza, fra tutte, il danno non patrimoniale da vacanza rovinata costituisce uno dei casi nei quali il pregiudizio non patrimoniale è risarcibile, ma spetta al giudice di merito «valutare la domanda di risarcimento di tale pregiudizio non patrimoniale, alla stregua dei generali precetti di correttezza e buona fede ed alla valutazione dell’importanza del danno, fondata sul bilanciamento del principio di tolleranza delle lesioni minime e della condizione concreta delle parti» (cfr. Cass. Civ. Sez. III, Sent. 17724/18). Buone vacanze!