Molestie telefoniche

molestie telefonicheIl fenomeno delle molestie telefoniche è stato da me più volte genericamente trattato, ma il caso oggi in esame riguarda in maniera specifica chi del telefono, nell’ambito della propria professione, ne fa più un abuso che un utilizzo legittimo. Il procedimento da cui ne è scaturita la condanna penale per molestia nei riguardi di un soggetto, fa riferimento all’esposto presentato da un utente il quale ha riferito che, a seguito dell’interruzione del contratto di fornitura di energia elettrica, ha ricevuto, per un periodo di quasi due mesi, un numero esorbitante – nell’ordine di una decina al giorno – di chiamate telefoniche provenienti da diversi incaricati e dirette ad ottenere il saldo delle fatture rimaste inevase all’atto della cessazione del rapporto negoziale. Tanto, affinché, il Tribunale ritenuta l’attitudine dei contatti, per la loro frequenza e collocazione oraria, ad integrare la petulanza, ha individuato nell’amministratore della società incaricata del recupero crediti per conto della fornitrice di energia, il «responsabile, quantomeno a titolo di colpa, dell’illecito, commesso in ossequio a precisa strategia aziendale e non in forza di autonome iniziative dei singoli addetti al call center» (corsivo aggiunto). Proposto ricorso avverso la sentenza di condanna, lo stesso è stato dichiarato inammissibile sia per motivi manifestamente infondati, sia non consentiti. Infatti, scrivono, tra l’altro, i giudici della Cassazione: «appare indubbio che l’illiceità dell’azione posta in essere (…) è derivata dalla scelta, presumibilmente compiuta dalla governance aziendale, di ricorrere ad insistite e pressanti iniziative finalizzate al recupero del credito, così anteponendo gli obiettivi di profitto al rispetto dell’altrui diritto al riposo ed a non essere disturbati, ciò che integra il biasimevole motivo richiesto dalla norma incriminatrice». E che quindi l’imputato «era sicuramente a conoscenza delle violazioni dei codici interni di comportamento, ciò che vale a qualificare il suo contegno in termini quantomeno colposi ed attesta la manifesta infondatezza della deduzione sottesa all’impugnazione». Sulla base delle considerazioni che precedono, sussiste l’addebito penale per molestie telefoniche con condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese processuali oltre al versamento di ulteriore somma in favore della Cassa delle ammende (cfr. Corte di Cassazione, Sez. I Pen. Sent. 29292/19).