Media e cultura

media e culturaCon questo breve contributo, o ricordo se si preferisce, che non a caso titolo media e cultura, offro l’occasione per ravvivare in qualche maniera l’annoso dibattito sul ruolo e importanza sociale che assumono i mezzi di comunicazione di massa, nel caso specifico, la televisione, per decenni unico strumento audiovisivo in grado di raggiungere milioni di persone. Il punto su cui si è spesso dibattuto è se la stessa televisione deve assumere un ruolo più educativo che non di mera informazione, e se certi programmi, specie dei nostri tempi, siano da considerare deleteri al punto da estrometterli dai palinsesti perché oltre che non rivestire carattere educativo, non possono essere nemmeno considerati di informazione; anzi, vertono più verso una forma di decadenza culturale che altro. Tanto premesso, quello che oggi interessa qui ricordare è un evento risalente al 1979, quando il 26 Aprile, sulla Rete 2, venne trasmesso per la prima volta dalla televisione italiana ciò che accade in un’aula di tribunale, unico luogo, mi permetto di aggiungere, dove, con i limiti dell’errore umanamente sempre possibile, si giudica in merito alla colpevolezza o innocenza delle persone. L’evento ben può essere considerato storico, sia per la novità dell’epoca, sia per l’argomento giudiziario trattato: il “Processo per stupro”, dove l’avvocato Tina Lagostena Bassi (1926-2008) difende la vittima non solo dalle accuse mosse dagli esecutori della condotta criminale, ma anche dai pregiudizi provenienti da ogni parte e tipici dei tempi. L’archivio della Rai mette a disposizione il video.