Il 25 aprile 1945

La Festa della Liberazione, che simbolicamente si celebra il 25 aprile di ogni anno, è dedicata al ricordo delle ultime fasi della Seconda guerra mondiale, ovvero dell’occupazione nazifascista in Italia, la quale, liberazione appunto, non si contemplò nell’unica giornata del 25 aprile 1945. Ebbene, a distanza di decenni da quei tragici eventi, c’è chi comprensibilmente chiede giustizia, e in qualche modo la ottiene pure, o comunque per certi versi può ritenersi ragionevolmente soddisfatto.

Tribunale di Sulmona, Ordinanza ex artt. 702-bis e 702-ter Codice procedura civile, del 2 novembre 2017, sui fatti di causa tra il Comune di Roccaraso, in persona del sindaco pro tempore, ed un numero consistente di cittadini; contro: la Repubblica Federale di Germania.

Con ricorso depositato il 14.01.2015, il Comune di Roccaraso, in persona del sindaco pro tempore più altri, chiedevano al Tribunale di Sulmona di condannare la Repubblica Federale di Germania, nonché, occorrendo, i Ministeri delle Finanze e degli Esteri del detto Stato, al risarcimento dei danni subiti per l’eccidio commesso tra il 16 ed il 21 novembre 1943 dai soldati appartenenti alla XI Compagnia del III Battaglione del I Reggimento della I Divisione paracadutisti, sotto il comando del LXXVI Corpo d’Armata tedesco, ai danni di 128 abitanti della frazione di Pietransieri, nel Comune di Roccaraso (AQ).

Nessuno si costituiva per la Repubblica Federale Tedesca la quale, perciò, veniva dichiarata contumace. Tuttavia, l’Ambasciata tedesca in Italia trasmetteva nota nella quale rappresentava che non avrebbe depositato ulteriori atti nel corso del giudizio, non riconoscendo la giurisdizione italiana in relazione alla causa in oggetto, conformemente a quanto statuito dalla Corte Internazionale di Giustizia con sentenza del 03.02.2012 cui l’Italia aveva l’obbligo di conformarsi allo Statuto delle Nazioni Unite. Continue reading “Il 25 aprile 1945”

Processo Spada

La giornalista di Repubblica, Federica Angeli, ascoltata in Tribunale come testimone nel processo cosiddetto “Spada più altri”. Si procede per tentato duplice omicidio. Udienza del 19 aprile 2018, Quinta Sezione Penale del Tribunale di Roma.

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Concessione della cittadinanza

Con la decisione in esame, il Consiglio di Stato ha ribadito che in merito alla concessione della cittadinanza italiana, l’Amministrazione pubblica gode di un’ampia discrezionalità di valutazione rispetto ai requisiti necessari per l’accoglimento della domanda. Infatti, muovendo dalla norma di riferimento, con riguardo al caso qui trattato art. 9 comma 1, lett. f) Legge 5 febbraio 1992, n. 91: «La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica […] su proposta del Ministro dell’interno […] allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica». Ebbene, dall’analisi del testo citato ne consegue che «la norma non indica alcun criterio orientativo, nell’ottica del quale debbono svilupparsi le valutazioni dell’Amministrazione concedente, ma si limita a precisare il presupposto di base in presenza del quale il relativo potere concessorio può essere attivato, insieme alla imputazione formale del potere al Capo dello Stato […] rappresentante dell’unità nazionale […] e quindi custode dei principi supremi che la informano, denotano l’ampio spettro espressivo della discrezionalità a quella demandata, la cui esplicazione è quindi suscettibile di censura giurisdizionale nel solo caso in cui il vizio contestato riveli il palese sviamento della funzione dal suo scopo tipico, rappresentato dalla concessione dello status di cittadino ai soli soggetti che l’Amministrazione ritenga meritevoli di equiparazione agli appartenenti alla comunità nazionale, anche idealmente considerati e rappresentati quali interpreti dei valori di convivenza democratica che sono consacrati e compendiati nella Carta fondamentale dello Stato. Nella specie, la decisione reiettiva dell’istanza di concessione della cittadinanza italiana presentata dall’appellante trova ragionevole fondamento nelle condotte per le quali è stato sottoposto a procedimento penale e che, in quanto caratterizzate dal loro contenuto offensivo della integrità fisica e della libertà morale delle persone, si pongono appunto in evidente antitesi rispetto a quei valori» (cfr. Consiglio di Stato, Sezione III, Sentenza n. 1736/18 – 1 marzo 2018; pubblicata il 19 marzo 2018).