Sea Watch

Sea WatchCosa ha deciso il Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Agrigento sul caso Sea Watch, nello specifico su Carola Rackete, la comandante della nota imbarcazione con dei migranti a bordo e approdata senza autorizzazione sulle coste italiane. L’obiettivo di questo contributo è quello di comprendere le motivazioni che sembrano essere state alla base del ragionamento fatto dal giudice, poi tradottosi nell’Ordinanza inerente la Sea Watch – e no sentenza, come qualche personaggio istituzionale asserisce e che invece avrebbe l’onere di conoscerne la sostanziale differenza – con la quale ha rigettato la richiesta di applicazione della misura cautelare personale nei confronti della suddetta comandante, indagata perché compiva atti di resistenza e di violenza nei confronti della Guardia di Finanza dopo aver reiteratamente ricevuto via radio dai militari l’ordine di fermare il moto della nave non essendo autorizzata all’ingresso nel porto di Lampedusa. Secondo le valutazioni del giudice va esclusa l’ipotesi delittuosa contestata tenuto proprio conto del concetto di nave da guerra, con relativa esclusione o meno dei reati connessi: «sono quindi considerate navi militari agli effetti della legge penale militare (…) quando operano fuori delle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un’autorità consolare esercitano le funzioni di polizia proprie delle “navi da guerra” (…) e nei loro confronti sono applicabili gli artt. 1099 e 1100 del codice della navigazione (rifiuto di obbedienza o resistenza e violenza a nave da guerra), richiamati dagli artt. 5 e 6 della legge 13 dicembre 1956, n. 1409 (Norme per la vigilanza marittima ai fini della repressione del contrabbando dei tabacchi)» (cfr. Corte Costituzionale, Sent. 35/2000, Presidente: Vassalli, Redattore: Neppi Modona. Camera di Consiglio del 13.01.2000. Decisione del 03.02.2000. Deposito 07.02.2000. G.U. 11.02.2000 n. 7). Pertanto, la questione giuridica qui in esame non poteva che concludersi così come statuito dal Giudice delle indagini preliminari, ovvero: «L’insussistenza del reato di cui all’art. 1100 cod. della Nav. e, quanto al reato di cui all’art. 337 c.p., l’operatività della scriminante di, cui all’art. 51 c.p. giustificano la mancata convalida dell’arresto ed il rigetto della richiesta di applicazione di misura cautelare personale». Sicché: «La richiesta di applicazione di misura cautelare, nei confronti dell’indagata e ne ordina la immediata liberazione, se non ristretta per altro titolo. Manda alla Cancelleria per i conseguenti adempimenti, disponendo che sia data immediata traduzione all’indagata della presente ordinanza, nella lingua da lei conosciuta, a mezzo dell’interprete già nominata all’udienza di convalida, ovvero di altro interprete che la P.G. provvederà a reperire» (cfr. Ordinanza G.I.P. del 2 Luglio 2019).