Spy-software

spy-softwareInstallare uno spy-software nel telefono del coniuge comporta una condanna penale. Per il tramite del proprio difensore, un soggetto ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello che aveva confermato la sentenza del Tribunale di prime cure emessa nei suoi confronti, in punto di declaratoria di responsabilità per aver installato all’interno del telefono cellulare della coniuge un cosiddetto spy-software idoneo ad intercettarne le di lei comunicazioni. Ebbene, sulla base dell’evoluzione tecnologica che ha consentito di approntare strumenti informatici (software) solitamente istallati in modo occulto su telefoni, tablet o personal computer, che consentono di captare tutto il traffico dei dati in entrata o in uscita dai medesimi dispositivi, incluse le conversazioni telefoniche, è oramai pacifico che tali programmi informatici, denominati spy-software, diretti all’intercettazione o all’impedimento di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche tra altre persone, consentono di realizzare scopi vietati dalla legge. Sicché, ai fini della configurabilità del reato deve aversi riguardo alla già sola attività di installazione e non a quella successiva dell’intercettazione o impedimento delle altrui comunicazioni, che rileva solo come fine della condotta, con la conseguenza che il reato si consuma anche se gli apparecchi installati, fuori dall’ipotesi di una loro inidoneità assoluta, non abbiano funzionato o non siano stati attivati. Ne consegue il rigetto del ricorso con condanna al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore della consorte (cfr. Cassazione, Sezione Quinta Penale, Sentenza 15071/2019).