Molestia telefonica

molestia telefonicaAnche i banali scherzi al telefono possono tramutarsi in una condanna penale per molestia telefonica, reato previsto e punito dall’articolo 660 del Codice penale. Il caso oggi proposto riguarda la condanna inflitta ad un soggetto in ordine al delitto di molestia e disturbo alle persone, in quanto, per biasimevole motivo, recava molestia telefonica ad altra persona effettuando all’indirizzo delle proprie utenze numerosissime telefonate, di giorno e di notte, delle quali in gran parte risultavano mute e anonime. Tuttavia, nonostante gli squilli reiterati e le telefonate risultassero mute, creavano comunque turbamento emotivo nella persona offesa, tanto è che la stessa vittima aveva reso una dettagliata testimonianza manifestando uno stato di sofferenza anche nel corso della deposizione dinanzi al giudice. Ebbene, il ricorso proposto dal condannato è stato ritenuto infondato, sia perché il giudice di merito – indipendentemente dalle affermazioni della persona offesa, grazie alle indagini di polizia giudiziaria svolte sull’identità dell’autore del fatto, peraltro già destinatario di precedenti condanne penali per fatti analoghi – ha correttamente accertato il persistente turbamento della stessa vittima che si protraeva da lungo tempo, sia per le modalità esecutive poste in essere, per cui il reato contestato consiste proprio in qualsiasi condotta oggettivamente idonea a molestare e disturbare terze persone, interferendo nell’altrui vita privata e nell’altrui vita di relazione (cfr. Cass. Sez. I Pen. Sent. 13363/2019).