Archivio mensile:Dicembre 2017

Aiuto al suicidio

Aiuto al suicidio, un processo che suggerisco di seguire, quello in corso dinanzi la Corte di Assise del Tribunale di Milano, contro il politico del partito radicale Marco Cappato, accusato, appunto, di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, in una clinica svizzera dove ha avuto la possibilità di decidere sul proprio fine vita. Ebbene, anche se, a mio modesto avviso, ci sono tutti gli elementi per una assoluzione con formula ampia, tuttavia la norma incriminatrice, stabilita con l’articolo 580 del Codice penale (Istigazione o aiuto al suicidio), è assai seria: «Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima». L’udienza qui pubblicata, videoregistrata da Radio Radicale, si riferisce a mercoledì 13 dicembre 2017.

Si chiamavano buttafuori

Con riguardo ai requisiti morali dell’addetto alla sicurezza, va premesso che il termine buttafuori già la dice lunga. Infatti, se da un lato sembra assumere un significato al limite della provocazione, da altro rappresenta una realtà tutt’altro da sottovalutare, tanto è che la moderna definizione di tale figura professionale è assai più articolata. Mi riferisco al “personale addetto ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi, anche a tutela dell’incolumità dei presenti”. Ebbene, questa è la definizione data dal legislatore a chi un tempo, i buttafuori, appunto, operava all’interno delle note discoteche o locali notturni più in generale presenti nel nostro Paese. Diciamo pure un passaggio tutt’altro che indolore per gli addetti ai lavori, specie quelli di vecchia generazione, che sono passati da un titolo breve e soprattutto discutibile riguardo al significato letterale e pratico (il buttafuori), ad uno più tecnicistico e particolareggiato dal punto di vista operativo ma anche culturale. Già, perché non tutti questi addetti ai lavori, ancora oggi, a distanza di qualche anno dalla sua emanazione, vedono di buon occhio quanto dispone l’articolo 3, comma 7, della Legge 15 luglio 2009, n. 94, riguardo la suddetta figura professionale introdotta dalla citata disposizione normativa. Figura che, di fatto, e per certi versi, ha mandato, anzi, dovrebbe aver mandato in soffitta i cosiddetti buttafuori, perlomeno intesi dal punto di vista delle mansioni loro affidate e stabilite oggi dalla novella richiamata e altre disposizioni di attuazione. Continua la lettura di Si chiamavano buttafuori