Archivio mensile:Novembre 2019

Sorveglianza speciale

sorveglianza specialeLa misura di prevenzione della sorveglianza speciale e violazione delle prescrizioni. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione si sono pronunciate in merito alla nozione di pubbliche riunioni con riferimento alla prescrizione della sorveglianza speciale. Nel caso in esame, due soggetti erano stati condannati allorché colpevoli di avere violato le prescrizioni contenute nei decreti di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. In particolare era stata loro contestata la violazione della prescrizione di non partecipare a pubbliche riunioni o a manifestazioni di qualsiasi genere, essendo invece stati sorpresi all’interno di un Palasport mentre era in corso un torneo, nonché la prescrizione, anch’essa violata, di «non associarsi a persone che abbiano subito condanne o siano sottoposte a misure di prevenzione o di sicurezza». La Corte territoriale ha perciò ritenuto che il «divieto di partecipare a pubbliche riunioni imposto al sorvegliato speciale è tassativo e riguarda qualsiasi riunione di più persone in un luogo pubblico o aperto al pubblico al quale abbiano facoltà di accesso un numero indeterminato di persone, indipendentemente dal motivo della riunione e dalle modalità con cui gli spettatori sono presenti». Sicché, la questione di diritto per la quale i ricorsi sono stati rimessi alle Sezioni Unite fu così formulata: «Se, ed in quali limiti, la partecipazione del soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza ad una manifestazione sportiva tenuta in luogo aperto al pubblico risulti fatto punibile, in riferimento al reato di violazione delle prescrizioni imposte al sorvegliato speciale». Ebbene, l’interpretazione data dalle Sezioni Unite «riduce sensibilmente la portata della prescrizione di non partecipare a pubbliche riunioni, escludendo che il divieto riguardi anche le riunioni in luoghi aperti al pubblico, anche se ad esse può partecipare un numero indeterminato di persone», escludendo quindi «le manifestazioni sportive in luoghi aperti al pubblico come stadi o palasport». Tuttavia, questo non comporta un indebolimento della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, poiché la ridotta estensione della prescrizione in esame non incide sulla possibilità, per il giudice che applica la misura di prevenzione, di imporre «tutte le prescrizioni che ravvisi necessarie, avuto riguardo alle esigenze di difesa sociale», e quando ciò sarà giustificato «la prescrizione aggiuntiva potrebbe riguardare anche la partecipazione a riunioni che non sono “pubbliche riunioni” nel significato ristretto che in questa sede è stato attribuito all’espressione». Perciò, conclude la sentenza: «la prescrizione di non partecipare a pubbliche riunioni, che deve essere in ogni caso dettata in sede di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza (…) si riferisce esclusivamente alle riunioni in luogo pubblico» (cfr. Corte di Cassazione, Sez. Unite Penali, Sent. 46595/19; Marzo-Novembre 2019).

Fine vita e aiuto al suicidio

fine vita e aiuto al suicidioÈ stata depositata la sentenza nella quale la Corte Costituzionale, sul fine vita e aiuto al suicidio, ha sancito che «l’esigenza di garantire la legalità costituzionale deve, comunque sia, prevalere su quella di lasciare spazio alla discrezionalità del legislatore per la compiuta regolazione della materia, alla quale spetta la priorità». La questione fu sollevata nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 580 del Codice penale, promosso dalla Corte di Assise di Milano «nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e, quindi, a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito di suicidio»; nonché nella parte in cui prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio siano sanzionabili senza distinzione rispetto alle condotte di istigazione. Perciò, tenuto conto del disposto citato art. 580 C.p. (Istigazione o aiuto al suicidio) che così stabilisce: “Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima” – nel caso qui in esame contestualizzato sul fine vita e aiuto al suicidio –, la Consulta ha dichiarato la norma costituzionalmente illegittima «nella parte in cui non esclude la punibilità di chi (…) agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente». Inoltre, sottolinea la Corte, che non può farsi a meno «di ribadire con vigore l’auspicio che la materia formi oggetto di sollecita e compiuta disciplina da parte del legislatore, conformemente ai principi precedentemente enunciati». Vale a dire che nel caso di vuoti di disciplina che rischino di risolversi in una menomata protezione di diritti fondamentali, suscettibile di protrarsi nel tempo per il perdurare dell’inerzia legislativa, la Corte può e deve farsi carico dell’esigenza di evitarli, non limitandosi al solo annullamento della norma incostituzionale, ma «ricavando dalle coordinate del sistema vigente i criteri di riempimento costituzionalmente necessari, ancorché non a contenuto costituzionalmente vincolato, fin tanto che sulla materia non intervenga il Parlamento» (cfr. Corte Costituzionale, Sentenza 242/2019, Presidente LATTANZI – Redattore MODUGNO. Udienza Pubblica del 24.09.2019, decisione del 25.09.2019, deposito del 22.11.2019).