Archivio mensile:Dicembre 2019

Riflessione sul Mobbing

riflessione sul MobbingSpunti di riflessione sul Mobbing. Dall’Etologia comparata di Konrad Lorenz, alla Sociologia di Max Weber, all’attuale Mobbing lavorativo. Secondo una definizione abbastanza convergente, il termine Mobbing, in principio, preso in prestito dell’Etologia comparata, fu utilizzato dall’etologo austriaco Konrad Zacharias Lorenz (1903-1989) per indicare nel mondo animale la condotta violenta tra individui della stessa specie, che come conseguenza produce una forma di autoesclusione dal gruppo di appartenenza. Secondo altri, invece, il termine Mobbing «si usa quando uccelli migratori disposti in cerchio per proteggere le femmine ed i pulcini, agitano le ali e urlano all’avvicinarsi di un uccello rapace pericoloso per scacciarlo, si feriscono tra loro con colpi di becco e di ala» (cfr. Villanova, 2006, p. 181). In ogni caso, il Mobbing si distingue da altre fattispecie di atteggiamenti poiché risulta comunque caratterizzato da un comportamento aggressivo e reiterato nei confronti e a danno di altri, azione aggressiva che, nel caso umano, può manifestarsi sia in forma verbale, sia fisica. Ebbene, se per Charles Robert Darwin (1809-1882) l’aggressività è una lotta per la sopravvivenza che chiama in causa tutti gli esseri viventi, per Lorenz, invece, l’aggressività fra esseri animali della stessa specie agisce al fine della selezione di gruppo, così da fare emergere i soggetti migliori che saranno poi gli stessi [investiti] della riproduzione. Perciò, nell’ambiente umano, il Mobbing può essere considerato come una vera e propria patologia sociale che, quanto meno in origine, si manifesta come un comportamento di vessazione emozionale verso un altro individuo e procede secondo un continuo processo distruttivo ai danni della vittima designata, tutto ciò per mezzo di atteggiamenti ostili non necessariamente manifesti. Sicché, nel contesto lavorativo, il termine Mobbing fu impiegato per la prima volta dallo psicologo tedesco Heinz Leymann (1932-1999) per definire una serie di condotte volontarie, frequenti e aggressive ai danni di un lavoratore compiute da un suo superiore o collega di lavoro; ma, fatti salvi alcuni casi specifici, lo stesso Leymann classifica come Mobbing «quegli eventi che si ripetono almeno una volta alla settimana, costituendo una seria forma di stress sociale», anche se, quindi, il criterio di valutazione resta quello della «continuità contrapposto all’occasionalità» (cfr. Bisio, 2009, p. 63). Ne deriva, nella sostanza, che in genere il Mobbing è caratterizzato da un processo per così dire in crescendo, nel senso che da latente procede verso forme più manifeste di ostilità nei riguardi della vittima designata. Tuttavia, a mio avviso, un’altra caratteristica del Mobbing sta nelle contrapposte parti riguardo al potere che l’una ha sull’altra, si pensi per esempio ad un capoufficio o caporeparto nei confronti di un loro sottoposto, piuttosto di un dipendente con maggiore anzianità di servizio → Riflessione sul Mobbing → Continua a leggere suSociologia On-Web”. Continua la lettura di Riflessione sul Mobbing

Libertà di culto

libertà di cultoLa Costituzione sulla libertà di culto e il diritto di disporre di spazi adeguati al fine di poterla concretamente esercitare. Questo è il tema della decisione della Corte Costituzionale con riferimento alla disciplina urbanistica della Lombardia, Legge regionale n. 2 del 2015, dichiarata incostituzionale, tenuto conto che «l’apertura di un luogo di culto non differisce dalla realizzazione di altri luoghi di aggregazione sociale, quali scuole, centri culturali, case di cura, palestre (…) per tali strutture, tuttavia, non sarebbe prevista analoga rigida programmazione comunale. Il differente trattamento previsto dalla legge regionale per le attrezzature religiose sarebbe del tutto ingiustificato e discriminatorio, rispetto a quello riservato ad altre attrezzature comunque destinate alla fruizione pubblica, potenzialmente idonee a generare un impatto analogo, o persino maggiore, nel contesto urbanistico». Tuttavia, prima di proseguire con l’illustrazione delle motivazioni della sentenza, pare opportuno un richiamo al dettato costituzionale, innanzitutto con riferimento all’art. 8 Cost., per cui “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”; poi con l’art. 19 Cost., cioè a dire che “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”. Continua la lettura di Libertà di culto