Animali randagi e responsabilità

animali randagi e responsabilitàAl di là di ogni singolo e specifico caso, il tema degli animali randagi e responsabilità in caso di danni dagli stessi cagionati se ne discute spesso. Da ultimo, con la decisione qui presa in esame, i giudici di legittimità, richiamando precedenti arresti giurisprudenziali, hanno ribadito il principio per cui il concetto di animali randagi e responsabilità per i danni cagionati a terzi è riconducibile alla disciplina dalle regole generali di cui all’art. 2043 del Codice civile (Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno) e no da quelle stabilite dall’art. 2052 (Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito) sottolineando che «presuppone l’allegazione e la prova, da parte del danneggiato, di una concreta condotta colposa ascrivibile all’ente e della riconducibilità dell’evento dannoso, in base ai principi sulla causalità omissiva, al mancato adempimento di una condotta obbligatoria in concreto esigibile, mentre non può essere affermata in virtù della sola individuazione dell’ente al quale è affidato il compito di controllo e gestione del fenomeno del randagismo, ovvero quello di provvedere alla cattura ed alla custodia degli animali randagi».

E inoltre: «La responsabilità civile per i danni causati dai cani randagi spetta esclusivamente all’ente, o agli enti, cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281 del 1991) il dovere di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi, mentre non può ritenersi sufficiente, a tal fine, l’attribuzione di generici compiti di prevenzione del randagismo, quale è il controllo delle nascite della popolazione canina e felina, avendo quest’ultimo ad oggetto il mero controllo “numerico” degli animali, a fini di igiene e profilassi, e, al più, una solo generica ed indiretta prevenzione dei vari inconvenienti legati al randagismo» (animali randagi e responsabilità) (Corte di Cassazione, Terza Sezione Civile, Ordinanza 12897/20). Caso esaminato a parte, ripropongo un mio contributo in tema di istituzionalizzazione della norma giuridica, vale a dire riconoscerne la validità e significato in base alla costanza con la quale la stessa viene osservata dai cittadini e non solo, quindi, dalla sua contestualizzazione ad una singola o plurima situazione.