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Legge per il controllo di vicinato

legge per il controllo di vicinatoLa Consulta ha dichiarato costituzionalmente illegittima la legge della Regione Veneto in tema di norme sul riconoscimento e sostegno della funzione sociale per il controllo di vicinato nell’ambito di un sistema di cooperazione interistituzionale integrata per la promozione della sicurezza e della legalità. La norma censurata avrebbe impegnato la Regione a stimolare la collaborazione fra amministrazioni statali, istituzioni locali e società civile «al fine di sostenere processi di partecipazione alle politiche pubbliche per la promozione della sicurezza urbana ed integrata, di incrementare i livelli di consapevolezza dei cittadini circa le problematiche del territorio e di favorire la coesione sociale e solidale».

In sintesi, tali finalità avrebbero dato luogo al riconoscimento e sostegno del «controllo di vicinato come quella forma di cittadinanza attiva che favorisce lo sviluppo di una cultura di partecipazione al tema della sicurezza urbana ed integrata per il miglioramento della qualità della vita e dei livelli di coesione sociale e territoriale delle comunità», svolgendo, appunto, una «funzione di osservazione, ascolto e monitoraggio, quale contributo funzionale all’attività istituzionale di prevenzione generale e controllo del territorio», ma che tuttavia non avrebbe costituito «oggetto dell’azione di controllo di vicinato l’assunzione di iniziative di intervento per la repressione di reati o di altre condotte a vario titolo sanzionabili, nonché la definizione di iniziative a qualsivoglia titolo incidenti sulla riservatezza delle persone». Continua la lettura di Legge per il controllo di vicinato

Punito il maltrattamento di animali

il maltrattamento di animaliÈ punito il maltrattamento di animali: «anche l’uccisione di un animale deve avvenire senza infliggere ulteriori sofferenze non necessarie laddove “senza necessità” vi rientra lo stato di necessità previsto dall’art. 54 cod. pen. nonché ogni altra situazione che induca all’uccisione o al maltrattamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile». Da questo punto di vista, l’articolo 54 del Codice penale stabilisce che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo”. Sicché, la norma appena citata aiuta a comprendere meglio che anche l’uccisione di animali in caso di necessità non deroga al principio per cui sono proibiti «comportamenti arrecanti sofferenze e tormenti agli animali, nel rispetto del principio di evitare all’animale, anche quando questo debba essere sacrificato per un ragionevole motivo, inutili crudeltà ed ingiustificate sofferenze». (Punito il maltrattamento di animali).

Nel caso in esame, un cacciatore, nell’esercizio dell’attività venatoria non consentita nel periodo in contestazione, è stato condannato alla pena di giustizia per avere, con «crudeltà e senza necessità, cagionato una lesione ad un animale, nella specie un capriolo ferito da un colpo di arma da fuoco, ovvero per averlo sottoposto a sevizie insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, avendolo rinchiuso ferito all’interno del cassone di un veicolo, con l’aggravante della morte dell’animale». Infatti, è stato accertato che, durante un controllo da parte degli organi preposti, nel cassone del veicolo in uso al soggetto condannato «erano stati trovati tre caprioli, di cui uno ancora vivo e scalciante», provando così la responsabilità penale per il reato di maltrattamenti di animali prescindendo dall’attività venatoria esercitata nel periodo non consentito (Cassazione Penale, Sez. III, Sent. 29816/2020).