Il principio di legittima difesa

legittima difesaLa legittima difesa – codicisticamente detta “difesa legittima”, prevista dall’articolo 52 del Codice penale, che nella sua prima parte così stabilisce: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa” –, è da decenni uno tra i principali temi di scontro politico nel nostro Paese. Infatti, a tal proposito, non sono bastate le diverse riforme normative intervenute nel tempo, né tanto meno le decisioni giurisprudenziali, a rassicurare gli animi dei più intransigenti in chiave permissivista alla possibilità di agire senza troppi limiti giuridici in difesa della propria persona – che sia nei casi di aggressione diretta, oppure nelle ipotesi di sola violazione del domicilio per finalità tutt’altro che giustificabili –, così come gli animi di coloro che, prescindendo dal contesto, respingono ogni forma di giustizia fai da te, sia pure intesa come principio di legittima difesa.

Ebbene, il caso giurisprudenziale qui proposto, ha riguardato un uomo condannato per tentato omicidio di un certo soggetto al cui indirizzo aveva esploso diversi colpi di arma da fuoco, attingendolo al viso, al torace ed altre parti del corpo. In sostanza, l’uomo, svegliato in piena notte dall’allarme scattato presso il proprio esercizio commerciale a causa dell’intrusione di alcuni malintenzionati, «munito della pistola legittimamente detenuta, scendendo le scale aveva chiesto alla vicina di chiamare le forze dell’ordine, era uscito dal cancello delimitante l’area privata di ingresso allo stabile, era entrato su quella pubblica ed aveva ripetutamente sparato, esplodendo i primi colpi in aria o comunque non a bersaglio stabilito, ulteriori colpi all’indirizzo dell’autovettura dei ladri, attingendola sul montante posteriore sinistro e forando la ruota anteriore sinistra, con possibilità di fuga compromessa, quindi aveva indirizzato i colpi verso la vetrata del negozio a solo scopo intimidatorio e, infine, all’indirizzo del soggetto che ne era uscito».

Sicché, i «giudici di merito ritenevano priva di pregio la tesi secondo cui doveva ravvisarsi, nella specie, la legittima difesa», in quanto appariva chiaro che l’uomo «al momento dell’accertata intrusione, si trovasse nella propria abitazione non raggiungibile dal locale sottostante, e che, pertanto, nessun pericolo per l’incolumità propria o della moglie fosse neppure astrattamente ipotizzabile»; vale a dire che la situazione dell’imputato era stata quella di accettare un pericolo «evitabile e comunque arginabile in altri modi, così che non si poteva invocare l’autotutela legittima, né reale né putativa, e neppure l’eccesso colposo giacché l’eventuale alternativa conflittuale era stata deliberatamente e consapevolmente accettata».

Fin qui i fatti, giunti poi innanzi il collegio giudicante in sede di legittimità, si è ribadito il principio secondo il quale «l’eccezionale facoltà di autotutela è ammessa proprio perché necessaria, ossia nei casi in cui non sia possibile difendersi in modo lecito o in modo meno lesivo. Una diversa opzione ermeneutica, tale da estendere il regime di presunzione a tutti gli elementi costitutivi della causa di giustificazione, oltre che eccentrica rispetto al sistema, introdurrebbe un’area di esclusione dell’antigiuridicità avulsa dal connotato della necessità che, viceversa, costituisce il fondamento dell’esimente e consente il ragionevole bilanciamento dei valori in conflitto» (cfr. Cassazione Penale, Sez. I, Sent. 21794/20, del 20/02/2020, dep. 21/07/2020).

In conclusione, come più volte mi è capitato di affermare, se da un lato vige il principio della ignorantia legis non excusat – altrimenti detto l’ignoranza della legge non costituisce una scusante, vale ancora a dire che nessuno può invocare l’ignoranza sia solo parziale della legge o l’errata conoscenza della stessa –, dall’altro credo che un certo discutibile modo di proporre e proporsi al pubblico, all’uomo della strada, tanto per intenderci a chi si occupa di cose diverse dal diritto, propalando e propinando soluzioni normative su temi seri come lo è la legittima difesa, rischia di generare danni ancora più enormi in capo a chi – verosimilmente in buona fede proprio perché il soggetto propalatore gode uno status e ruolo sociale privilegiato, spesso con responsabilità di governo – credeva di difendere un proprio diritto.

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