Investigatori privati e prova processuale

investigatori privati e prova processualeDopo diverso tempo torno a trattare di investigatori privati e prova processuale, nel senso dell’importanza che può assumere l’attività investigativa in ambito privatistico in relazione all’utilizzo che poi si può fare del rapporto investigativo nel contesto processuale, civile e penale, ma anche con riferimento ad alcune fattispecie riconducibili alla Pubblica Amministrazione. Sicché, il caso oggi in esame ha riguardato due soggetti accusati di atti persecutori, ovvero nell’aver compiuto varie azioni intimidatorie nella fattispecie occupando un’area comune con il loro veicolo e con ingiurie e minacce gravi, anche di morte, aver tentato un investimento e dunque arrecando un grave stato di ansia e paura alla vittima designata, nonché un fondato timore per la propria incolumità.

Ora, per quanto di interesse con riferimento al senso stretto dell’oggetto del presente contributo, investigatori privati e prova processuale, la vittima è riuscita a dimostrare quanto subito attraverso alcune videoregistrazioni effettuate giustappunto da investigatori privati assunti dalla medesima persona offesa. Ebbene, da questo punto di vista, a nulla è valso il tentativo della difesa degli imputati di rendere inutilizzabili le riprese video in questione sulla base di una presunta violazione di legge da parte degli stessi investigatori privati operanti, ovvero per il reato di cui all’articolo 615-bis del Codice penale (interferenze illecite nella vita privata); infatti: «i giudici di secondo grado hanno risposto alla richiesta di acquisizione delle consulenze tecniche di parte volte a provare la riconducibilità delle videoregistrazioni ad apparecchiature illegalmente installate nell’abitazione dei ricorrenti dagli investigatori privati assunti dalla persona offesa su mandato di questa con una motivazione ampia che spiega come non siano mai emersi elementi dai quali poter desumere una simile circostanza, ma anzi le videoriprese si è accertato che sono state girate dall’esterno dell’abitazione e dirette a parti di essa accessibili dall’esterno, sicché devono ritenersi legittimamente acquisite come documenti». E che, dunque, richiamando anche precedenti giurisprudenziali in tema, «le videoregistrazioni in luoghi pubblici ovvero aperti o esposti al pubblico, non effettuate nell’ambito del procedimento penale, vanno incluse nella categoria dei “documenti” e, trattandosi della documentazione di attività investigativa non ripetibile, possono essere allegate al relativo verbale e inserite nel fascicolo per il dibattimento» (Cassazione, Sez. V Penale, Sentenza n. 17346/20). Titolo: investigatori privati e prova processuale.

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