In tema di diritti degli animali

in tema di diritti degli animaliIn tema di diritti degli animali, propongo un caso che se da un lato allarmerà tanti, per esempio gli appassionati di attività venatoria, dall’altro soddisferà altrettanti ancora, per esempio gli animalisti convinti. Infatti, lasciando al lettore ogni più ampia discrezione di opinabilità, il fatto giuridico in esame ha riguardato la condanna inflitta per maltrattamento di animali al gestore di un’azienda agricola all’interno della quale, tra l’altro, allevava cinghiali destinati all’addestramento di cani alla caccia al cinghiale. Sicché, nonostante le argomentazioni difensive – con le quali si sottolineava che gli accertamenti davano atto che i cinghiali presenti nell’allevamento erano in buone condizioni di salute, nutrizione e detenzione –, il Tribunale riconosceva la responsabilità penale del convenuto poiché gli ungulati si trovavano «in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze» e «in condizioni di stress dovuto al ripetuto inserimento nel medesimo recinto di cani in addestramento». Ebbene, proposto ricorso per cassazione, i giudici di legittimità, richiamando le argomentazioni del giudizio di merito che sulla «base delle evidenze istruttorie, tali ripetuti addestramenti illeciti erano causa di terrore e sofferenze per i cinghiali, come evincibile dal comportamento di fuga irrazionale degli animali, sintomatico dell’evidente stato di sofferenza continuata», hanno ribadito il principio secondo cui la detenzione impropria di animali, produttiva di gravi sofferenze, va considerata per le specie più note «attingendo al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali», perciò le «gravi sofferenze non vanno necessariamente intese come quelle condizioni che possono determinare un vero e proprio processo patologico, ma anche come meri patimenti»; tant’è che assumono «rilievo non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psicofisica dell’animale, procurandogli dolore e afflizione»; precisando ulteriormente che affinché si configuri il delitto contestato non è «necessaria la volontà del soggetto agente di infierire sull’animale né che quest’ultimo riporti una lesione all’integrità fisica».

Infine, non ricorre nemmeno la scriminate di cui la Legge 157/92 che dispone che i piani faunistico-venatori comprendono le zone e i periodi per l’addestramento di cani anche con l’abbattimento di fauna di allevamento, la cui gestione può essere affidata anche ad imprenditori agricoli, in quanto la stessa norma «muove dal presupposto che tale attività, di per sé produttiva di sofferenze per gli animali», è comunque attuata secondo «modalità, tempi e periodi predeterminati» (cfr. Cassazione, Sez. III Pen. Sent. 19987/21). Con buona pace anche in tema di diritti degli animali.

In tema di custodia di animali

in tema di custodia di animaliL’argomento odierno si riferisce ad un evento tutt’altro che isolato, infatti in tema di custodia di animali da parte del detentore presuppone in capo al medesimo la responsabilità in caso l’animale cagioni danni a terzi. Il caso in esame, giustappunto in tema di custodia di animali, ha riguardato un soggetto condannato per il reato di lesioni colpose gravi nei confronti di un ciclomotorista al quale il cane dell’imputato aveva attraversato la strada facendolo cadere rovinosamente a terra. Il giudice fondava il giudizio di responsabilità dell’accusato sulla scorta delle dichiarazioni testimoniali della persona offesa che trovavano riscontro negli accertamenti della polizia giudiziaria lungo la sede stradale interessata dal sinistro, ovvero dal rinvenimento della carcassa del cane che risultava riconosciuto nell’immediatezza dal medesimo proprietario. Pertanto ne riconosceva la penale responsabilità a causa dell’omessa custodia dell’animale uscito dalla pertinenza abitativa del proprietario prospiciente la strada, invadendo appunto la sede stradale costituendo così ostacolo imprevedibile alla marcia del ciclomotorista.

Ebbene, proposto ricorso per cassazione, il consesso di legittimità, richiamando precedente giurisprudenza, ha precisato che «la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione (…) laddove la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione ad animali domestici o di compagnia quali il cane, di regola mansueto così da obbligare il proprietario ad adottare tutte le cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell’animale».

Ed inoltre i giudici di merito hanno «adeguatamente rappresentato come l’insorgere della posizione di garanzia relativa alla custodia di un animale prescinde dalla nozione di appartenenza, di talché risulta irrilevante il dato della registrazione del cane all’anagrafe canina ovvero dalla apposizione di un micro chip di identificazione, atteso che l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona» in quanto la norma incriminatrice «collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico» (cfr. Cassazione, Sez. IV Penale, Sent. 14189/2021).

La figura del massofisioterapista

la figura del massofisioterapistaUn risultato non da poco conto quello ottenuto dall’Istituto Enrico Fermi di Perugia, riguardo la figura del massofisioterapista. Un successo per l’intera categoria. Infatti, nel procedimento di causa qui in esame, dove sono intervenute in giudizio la Regione Umbria e l’Associazione Italiana di Fisioterapia, il Consiglio di Stato, in riforma di una discutibile decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria, ha in qualche modo sottolineato il principio per cui la normativa sul riordino delle professioni sanitarie non ha scalfito la legittimità dei corsi di formazione riguardanti la figura del massofisioterapista e del massaggiatore.

Sicché: «così come più volte statuito dalla giurisprudenza amministrativa, appare infatti necessario interpretare la vigente normativa di riordino secondo le sue finalità di razionalizzazione fra le diverse professioni sanitarie e d’interesse sanitario, e non nel senso di un non consentito abbattimento della tutela sanitaria, in particolare della parte più debole ed anziana della popolazione, e della possibilità di inserimento lavorativo e sociale degli aspiranti massofisioterapisti, in particolare se non vedenti, ovvero, più in generale nel senso di una lesione degli invocati articoli della Costituzione con riferimento alla tutela della salute e dell’affidamento degli aspiranti nuovi operatori». E che, perciò: «non essendovi altresì dubbio circa il pericolo di danno grave ed irreparabile per l’istituto, così come per i suoi studenti, la domanda cautelare di sospensione della sentenza appellata, e di conseguenza dell’impugnato provvedimento di revoca, deve essere accolta, conseguendone l’obbligo della Regione di provvedere senza indugio agli adempimenti necessari ai fini della programmata prosecuzione dei corsi».

Infine, fatto non sempre scontato, i giudici hanno condannato «la Regione resistente e l’Associazione e la Federazione intervenute in giudizio, in solido, al pagamento delle spese della presente fase cautelare, liquidate in Euro 3.000,00 (tremila) oltre ad IVA, CPA ed accessori di legge» (cfr. Consiglio di Stato, Sezione Terza, Ordinanza n. 2377/2021). La figura del massofisioterapista e del massaggiatore.

Ebbene, il principio non tanto giuridico quanto sociale più in generale che qui preme far rilevare riguarda proprio il riferimento alla «tutela sanitaria, in particolare della parte più debole ed anziana della popolazione, e della possibilità di inserimento lavorativo e sociale degli aspiranti massofisioterapisti», diritti, aggiungo, di indiscusso rango costituzionale, fattispecie, osservo e concludo, prima ancora che il giurista dovrebbe investire la sensibilità della politica, specie quella di prossimità, la quale, invece, nel caso in esame, è sembrata distratta da altro.

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