Cannabis e derivati

cannabis e derivatiIn materia di cannabis e derivati, nei mesi scorsi ha fatto molto discutere la decisione della Corte di Cassazione, tra giuristi e non solo, in merito al diniego della libera vendita di foglie e inflorescenze ottenute dalla pianta di cannabis “sativa L”, secondo cui, appunto, il legislatore ha previsto l’esclusione della punibilità solo nei confronti del coltivatore e no anche del commerciante che detenga e ponga in vendita tali prodotti.

Ricostruendo i fatti di causa, il Tribunale del riesame ha revocato il sequestro preventivo disposto dal G.I.P. ad oggetto una quantità di foglie ed inflorescenze di cannabis, sequestrate presso un punto vendita, atteso che dagli esperiti accertamenti tossicologici era emersa la presenza di principio attivo “tetraidrocannabinolo” superiore allo 0,6%. Avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica deducendo violazione di legge e vizio di motivazione, in quanto l’esclusione della punibilità prevista dalla Legge n. 242/2016 è prevista unicamente nei confronti del coltivatore e non può essere estesa in favore del commerciante che detenga e ponga in vendita foglie e inflorescenze ottenute dalla pianta di cannabis “sativa L”. Con Ordinanza del febbraio 2019 la Quarta Sezione penale ha rimesso il ricorso alle Sezioni Unite osservando che sulla questione relativa all’ambito di operatività della legge citata si registra un contrasto giurisprudenziale. Infatti, secondo un indirizzo, la predetta legge non consente la commercializzazione dei derivati dalla coltivazione della canapa (hashish e marijuana), e la cannabis “sativa L” presenta intrinseca natura di sostanza stupefacente posto che la Tabella di riferimento include la cannabis in tutte le sue varianti e forme di presentazione. Sicché, secondo tale orientamento, la commercializzazione dei derivati dalla coltivazione di cannabis “sativa L”, sempre che presentino un effetto drogante, integra tuttora gli estremi del reato di cui all’art. 73, D.P.R. n. 309/90 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope). Mentre, secondo un diverso orientamento, nella filiera agroalimentare della canapa che la novella del 2016 intende promuovere, rientra la commercializzazione dei relativi derivati. Dalla liceità della coltivazione discende, pertanto, la liceità dei prodotti che contengano una percentuale di principio attivo inferiore allo 0,6 per cento. Deve quindi escludersi, ove le inflorescenze provengano da coltivazioni lecite, la responsabilità penale sia dell’agricoltore che del commerciante.

Tanto premesso, la questione sottoposta all’esame delle Sezioni Unite è se le condotte diverse dalla coltivazione di canapa delle varietà di cui al catalogo indicato dalla Legge 242/16, e, in particolare, la commercializzazione di cannabis “sativa L”, rientrino o meno, e se sì, in quali eventuali limiti, nell’ambito di applicabilità della predetta legge e siano penalmente irrilevanti ai sensi di tale normativa.

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