Rischio e prevenzione

rischio e prevenzioneDisagio fisico e sociale, danno psichico e fisico, rischio e prevenzione, responsabilità, oppure chissà cosa altro si potrebbe aggiungere in merito a quanto intere popolazioni stanno subendo con riferimento all’oramai noto Covid-19, ovvero «un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell’uomo (…) prima di essere segnalato a Wuhan, Cina, a dicembre 2019» (Ministero della Salute). Tuttavia, non è qui intenzione entrare nel merito della microbiologia, scienza che ho studiato anche con notevole profitto nel percorso di studi accademici, ma che non è certo la mia specializzazione. E allora il tema che intendo affrontare è un altro, vale a dire il concetto di rischio e prevenzione, ma non tanto intesi come oggi tutti invocano e riferiti all’igiene personale e dei luoghi in cui si vive o si entra in contatto, e questo nemmeno se decontestualizzato dall’attuale emergenza, nel senso che le misure igieniche che oggi ci vengono suggerite e financo imposte da più parti dovrebbe essere la prassi quotidiana di ognuno. Perciò, a cosa mi riferisco a proposito di rischio e prevenzione? E ancora: siamo certi che chi di dovere si sia correttamente interrogato sul perché siamo giunti a questo punto di criticità?

Ebbene, per settimane si sono rincorse innumerevoli discussioni che responsabilizzavano le autorità governative cinesi per non aver immediatamente rivelato al mondo l’insorgenza del nuovo Coronavirus. Incrementando nella cittadinanza ulteriore difficoltà nel gestire la paura. Puntualizzazione legittima, ma proprio perché la Cina, come altri, è un Paese diversamente democratico per cui i media riferiscono di punizioni inflitte verso chi trasgredisce le indicazioni del regime (Corriere della Sera), la domanda che pongo è la seguente: che ruolo ha l’Organizzazione Mondiale della Sanità attraverso le sue articolazioni divise in sei regioni? (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale, Pacifico Occidentale e Sud-Est Asiatico). In breve, si tratta di un «decentramento improntato a criteri di agilità operativa, in quanto le diverse problematiche sono affrontate sulla base delle caratteristiche socio-sanitarie della zona di intervento». Ma vi è di più, perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra le altre funzioni, «è impegnata a fornire una guida sulle questioni sanitarie globali, indirizzare la ricerca sanitaria, stabilire norme e standard e formulare scelte di politica sanitaria basate sull’evidenza scientifica; inoltre, garantisce assistenza tecnica agli Stati Membri, monitora e valuta le tendenze in ambito sanitario» (Ministero della Salute). Ed ecco, appunto, la mia perplessità, vale a dire che ad oggi non mi è parso di ascoltare alcun soggetto politico-istituzionale, giornalista o altri, che abbia posto in risalto proprio il ruolo di monitoraggio e verifica preventiva. Ora bisogna solo auspicare che la situazione non degeneri oltre, tenuto anche conto della questione carceri.

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