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Diffusione di germi patogeni

diffusione di germi patogeniIn questi ultimi mesi, causa Covid-19, si è discusso molto di diffusione di germi patogeni e dunque di epidemia anche con riferimento al delitto previsto e punito dall’articolo 438 del Codice penale, il quale, appunto, tuttora punisce con l’ergastolo chiunque la cagioni “mediante la diffusione di germi patogeni”. Addirittura, prima della sua abolizione, la stessa norma prevedeva anche la “pena di morte” se dal contagio ne fosse conseguito il decesso “di più persone”.

Ebbene, in tempi non sospetti, per la precisione lo scorso ottobre 2019, la Corte di Cassazione penale, pronunciandosi su un caso di plurimi contagi da virus HIV, con richiamo a precedenti arresti giurisprudenziali, in particolare a quanto sancito dalle Sezioni Unite Civili del Supremo Consesso, ha precisato che il reato di epidemia si connota «per diffusività incontrollabile all’interno di un numero rilevante di soggetti e quindi per una malattia contagiosa dal rapido sviluppo ed autonomo entro un numero indeterminato di soggetti e per una durata cronologicamente limitata». Continua la lettura di Diffusione di germi patogeni

Armi e difesa

armi e difesa personaleArmi e difesa. Una giustificazione forse un po’ troppo azzardata in tema di armi e difesa della propria persona. Un argomento a mio avviso abbastanza delicato in via generale, ancora di più in certi momenti storici. Nel caso oggi in esame, il Tribunale ordinario condannava un signore ritenendolo responsabile di avere portato fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, un coltello con lama lunga sei centimetri. Proposto ricorso per cassazione, la difesa del medesimo soggetto ha osservato che non risultava fantasiosa l’idea che un uomo anziano, come l’imputato, uscisse di casa portando in tasca un “coltellino” per esibirlo al cospetto di malintenzionati. E inoltre, sul rilievo che non si è considerato che sull’imputato gravava l’onere non già della prova, ma della sola allegazione di una credibile giustificazione del porto. Ebbene, il ricorso è stato ritenuto infondato in quanto «Il giustificato motivo non è quello dedotto a posteriori dall’imputato o dalla sua difesa, ma è quello espresso immediatamente, in quanto riferibile all’attualità e suscettibile di immediata verifica da parte della polizia giudiziaria». Pertanto, prosegue la sentenza: «I rilievi contenuti in entrambi i motivi, facendo genericamente riferimento all’età dell’imputato (all’epoca aveva 76 anni) e al suo timore di essere aggredito, non rappresentano giustificazioni a suo tempo indicate, aventi apprezzabili requisiti di credibilità secondo le concrete circostanze di tempo e di luogo». Ne consegue il rigetto del ricorso e conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali (cfr. Corte di Cassazione, Sezione Prima Penale, Sentenza n. 16376/2019).