Gli insegnamenti di Calamandrei

gli insegnamenti di CalamandreiNon è la prima volta che nei miei scritti tratto degli insegnamenti di Calamandrei, specie se con riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana, perciò, se dovessi essere tacciato per ripetitivo, me ne farò una ragione. Sicuramente una ragione di cui andare fiero visto che torno a proporre ai lettori alcuni passi che Piero Calamandrei (1889­-1956), tanto datati, quanto a mio avviso attuali, ebbe a marcare durante la lunga e travagliata gestazione (1946-47) che portò alla produzione della Carta Costituzionale, entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Infatti, credo poter affermare con ragionevole convinzione che trattare degli insegnamenti di Calamandrei sembra come se il tempo non fosse mai trascorso dagli anni della neonata Repubblica ad oggi. Come a dire: rileggere il passato per comprendere il presente, cioè tentare di comprendere perché molti degli attuali problemi politici e sociali più in generale sono ancora senza soluzione e forse anche peggiorati.

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Discriminazione

discriminazione e libera opinioneLa recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) mi ha dato spunto per ritornare sulla dicotomia tra non discriminazione e libera opinione, entrambe fattispecie destinatarie di tutela giuridica dal punto di vista dei diritti fondamentali della persona. Sicché, nel caso oggi in esame, la questione ha riguardato la domanda di pronuncia pregiudiziale in merito all’interpretazione degli articoli 2, 3 e 9 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, con riferimento a delle dichiarazioni pronunciate da un professionista nel corso di una trasmissione radiofonica, secondo le quali egli manifestava non avvalersi della collaborazione di persone omosessuali.

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Emergenza sanitaria

emergenza sanitariaIn questo periodo di emergenza sanitaria correlata al Covid-19 si legge ed ascolta un po’ di tutto, tra carta stampata e online, social network, talk show e altre discutibili trasmissioni, specie da quando il Governo ha adottato tutta una serie di restrizioni di movimento delle persone per, appunto, una minore possibilità di trasmissione del virus. Da tal momento, oltre a improvvisati epidemiologi, infettivologi eccetera, si sono aggiunte altre categorie di improbabili esperti adducendo non si comprende bene quali violazioni di carattere costituzionale.

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Libertà di culto

libertà di cultoLa Costituzione sulla libertà di culto e il diritto di disporre di spazi adeguati al fine di poterla concretamente esercitare. Questo è il tema della decisione della Corte Costituzionale con riferimento alla disciplina urbanistica della Lombardia, Legge regionale n. 2 del 2015, dichiarata incostituzionale, tenuto conto che «l’apertura di un luogo di culto non differisce dalla realizzazione di altri luoghi di aggregazione sociale, quali scuole, centri culturali, case di cura, palestre (…) per tali strutture, tuttavia, non sarebbe prevista analoga rigida programmazione comunale. Il differente trattamento previsto dalla legge regionale per le attrezzature religiose sarebbe del tutto ingiustificato e discriminatorio, rispetto a quello riservato ad altre attrezzature comunque destinate alla fruizione pubblica, potenzialmente idonee a generare un impatto analogo, o persino maggiore, nel contesto urbanistico». Tuttavia, prima di proseguire con l’illustrazione delle motivazioni della sentenza, pare opportuno un richiamo al dettato costituzionale, innanzitutto con riferimento all’art. 8 Cost., per cui “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano”; poi con l’art. 19 Cost., cioè a dire che “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

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