Il reato di procurato allarme

il reato di procurato allarmeDomanda preliminare: ha qualcosa in comune l’attuale stato di pandemia con il reato di procurato allarme? Ebbene, nel merito lascio ad ognuno la possibilità di farsi un’idea alla luce di alcuni esempi di seguito illustrati. Tuttavia, diciamo pure che fin dall’inizio del corrente anno, ancora prima che si dichiarasse lo stato di epidemia, poi di pandemia, molte voci si sono sollevate rispetto a chi vedeva come esagerati gli allarmi concernenti il diffondersi del Covid-19 in termini di contagio, che ha poi portato il governo, non solo quello centrale, a prendere tutta una serie di misure fortemente restrittive della libertà personale ancora in atto, a mio avviso discutibilmente legittime, quantomeno appieno, dal punto di vista costituzionale. Sta di fatto che tra una situazione per quanto reale o grave e il reato di procurato allarme ne corre di distacco, almeno secondo un approccio giuridico. Tanto premesso, procediamo con ordine.

Leggendo il disposto di cui l’articolo 658 del Codice penale si ha subito la sensazione che più di qualcuno esageri allorquando dovesse pronunciare frasi del tipo “presento denuncia per procurato allarme”, oppure è “stato commesso il reato di procurato allarme”. Del resto, la norma in questione punisce “chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio”. Sicché, in prima battuta, può cogliersi come il bene prioritario giuridicamente protetto sia il corretto funzionamento ed uso della forza pubblica, la quale si porrebbe in una condizione potenzialmente deviata dai suoi impegni e doveri istituzionali laddove fosse allertata da annunci non corrispondenti alla realtà. Perciò, affinché si possa definire consumato il reato di procurato allarme, da una parte è necessario che il soggetto annunci tali eventi inesistenti all’autorità oppure presso chi esercita un pubblico servizio; dall’altra è altrettanto necessario che l’annuncio non corrispondente alla realtà risulti manifestamente tale, ovvero senza possibilità di una qualche interpretazione di segno opposto.

Un primo esempio di condanna per il reato di procurato allarme ha riguardato un soggetto allontanatosi dalla propria abitazione «senza dare notizie di sé per cinque giorni, e nell’aver lasciato la propria autovettura nei pressi di un ponte su di un fiume, una bottiglia di whisky e scatole di antidepressivi all’interno, una propria foto inserita tra quelle di parenti defunti e la spedizione di un manoscritto alla propria convivente, contenente l’intenzione di suicidarsi», attivando quindi senza reale motivo le ricerche anche attraverso l’impiego di sommozzatori (cfr. Cassazione penale, Sent. 26897/2018).

In un altro caso, vi è stata condanna per il reato di procurato allarme in quanto un soggetto effettuava due telefonate sull’utenza delle forze dell’ordine «annunciato con tono di voce molto agitato, la presenza all’interno della sua abitazione di quattro soggetti a lui ignoti, lasciando dunque intendere che una rapina si stava consumando all’interno del suo appartamento e alla sua presenza», in realtà si trattava di suoi stretti «congiunti con i quali era in corso una lite per questioni ereditarie» (cfr. Cassazione penale, Sent. 21781/2017).

Allo stesso modo, è stato condannato per il reato di procurato allarme colui che ha chiesto l’intervento di una pattuglia di agenti di polizia sostenendo che era in corso un furto nella sua abitazione, quando in realtà i soggetti presenti altri non era il custode giudiziario autorizzato dal giudice dell’esecuzione immobiliare ad «accedere presso la sua abitazione per far visionare l’immobile a probabili acquirenti» (cfr. Cassazione penale, Sent. 39480/2017).

Il comportamento prosociale

comportamento prosocialeA proposito di volontariato o comunque di comportamento prosociale più in generale, credo, senza presunzione, che il nostro Paese ha molto da insegnare a chiunque altri nel mondo. Lo abbiamo dimostrato molte volte nel corso degli anni; per esempio quando l’Italia è stata suo malgrado protagonista di eventi calamitosi come terremoti, alluvioni, incendi boschivi e, da ultimo, questa emergenza pandemica da Covid-19, dove un numero cospicuo di donne e uomini, rischiando per la loro stessa incolumità, si sono prodigati per aiutare persone più in difficoltà di altre. Gli anziani soli, tanto per esemplificare.

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Diffusione di germi patogeni

diffusione di germi patogeniIn questi ultimi mesi, causa Covid-19, si è discusso molto di diffusione di germi patogeni e dunque di epidemia anche con riferimento al delitto previsto e punito dall’articolo 438 del Codice penale, il quale, appunto, tuttora punisce con l’ergastolo chiunque la cagioni “mediante la diffusione di germi patogeni”. Addirittura, prima della sua abolizione, la stessa norma prevedeva anche la “pena di morte” se dal contagio ne fosse conseguito il decesso “di più persone”.

Ebbene, in tempi non sospetti, per la precisione lo scorso ottobre 2019, la Corte di Cassazione penale, pronunciandosi su un caso di plurimi contagi da virus HIV, con richiamo a precedenti arresti giurisprudenziali, in particolare a quanto sancito dalle Sezioni Unite Civili del Supremo Consesso, ha precisato che il reato di epidemia si connota «per diffusività incontrollabile all’interno di un numero rilevante di soggetti e quindi per una malattia contagiosa dal rapido sviluppo ed autonomo entro un numero indeterminato di soggetti e per una durata cronologicamente limitata».

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