Discriminazione

discriminazione e libera opinioneLa recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) mi ha dato spunto per ritornare sulla dicotomia tra non discriminazione e libera opinione, entrambe fattispecie destinatarie di tutela giuridica dal punto di vista dei diritti fondamentali della persona. Sicché, nel caso oggi in esame, la questione ha riguardato la domanda di pronuncia pregiudiziale in merito all’interpretazione degli articoli 2, 3 e 9 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, con riferimento a delle dichiarazioni pronunciate da un professionista nel corso di una trasmissione radiofonica, secondo le quali egli manifestava non avvalersi della collaborazione di persone omosessuali.

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Il sempliciotto

il sempliciottoSecondo la definizione offerta da gran parte dei dizionari della lingua italiana, il sempliciotto è, in genere, quella persona eccessivamente ingenua, sprovveduta, al punto da apparire sciocca e della quale ci si può approfittare con estrema facilità. Il sempliciotto è presente perfino nell’opera “I Promessi Sposi” (Cap. VI), epiteto attribuito a tale Gervaso, soggetto un poco tardo di mente che vive col fratello Tonio, l’amico cui Renzo si rivolge perché lo aiuti a trovare un secondo testimone per la messa in atto del matrimonio a sorpresa, da cui scaturisce il seguente celebre dialogo: «Ma bisogna trovare un altro testimonio. L’ho trovato. Quel sempliciotto di mio fratel Gervaso farà quello che gli dirò io. Tu gli pagherai da bere? E da mangiare, rispose Renzo. Lo condurremo qui a stare allegro con noi. Ma saprà fare? Gl’insegnerò io, tu sai bene ch’io ho avuta anche la sua parte di cervello». Non è tutto, poiché, cinematograficamente parlando, “Il Sempliciotto” è il dolce al cioccolato da proporre al consumatore medio da parte dell’azienda produttrice diretta dal dottor Orimbelli (Gianni Agus, 1917-1994), previo assaggio coatto da parte di Giandomenico Fracchia (Paolo Villaggio, 1932-2017), ritenuto il più mediocre dei dipendenti, da cui Orimbelli prende spunto per dare il nome al prodotto dolciario. Peccato, però, che invece di Fracchia, Orimbelli si troverà di fronte il sosia, la “Belva Umana”. Ecco, tanto accennato, vi chiederete: che cosa c’entra questa premessa con questioni di giustizia, politica e società? Ebbene, a mio avviso c’entra perché a chi segue un minimo di ciò che ci propinano giornali, social network e televisione, non può sfuggire come certi soggetti che si definiscono politici al servizio della collettività non fanno altro che cercare di attrarre, e secondo me distrarre, l’attenzione del cittadino attraverso la propalazione di frasi cosiddette ad effetto. Sicché, mi sono posto due domande: siamo certi che talune frasi sono ad effetto? E semmai così dovesse essere, non è che per caso chi le ritiene ad effetto sia proprio il sempliciotto? Perché, sinceramente, certe frasi più che ad effetto a me sembrano talmente demenziali alle quali solo il sempliciotto può credere. In sostanza, ed in chiusura, voglio dire che chiunque di buon senso è in grado di comprendere, anche dopo seppur breve tempo, che l’unico effetto prodotto da certe esternazioni, promesse, grida e altro del genere, è solo riconducibile a odio, irrazionalità, istigazione a delinquere e recessione culturale.

Media e cultura

media e culturaCon questo breve contributo, o ricordo se si preferisce, che non a caso titolo media e cultura, offro l’occasione per ravvivare in qualche maniera l’annoso dibattito sul ruolo e importanza sociale che assumono i mezzi di comunicazione di massa, nel caso specifico, la televisione, per decenni unico strumento audiovisivo in grado di raggiungere milioni di persone. Il punto su cui si è spesso dibattuto è se la stessa televisione deve assumere un ruolo più educativo che non di mera informazione, e se certi programmi, specie dei nostri tempi, siano da considerare deleteri al punto da estrometterli dai palinsesti perché oltre che non rivestire carattere educativo, non possono essere nemmeno considerati di informazione; anzi, vertono più verso una forma di decadenza culturale che altro. Tanto premesso, quello che oggi interessa qui ricordare è un evento risalente al 1979, quando il 26 Aprile, sulla Rete 2, venne trasmesso per la prima volta dalla televisione italiana ciò che accade in un’aula di tribunale, unico luogo, mi permetto di aggiungere, dove, con i limiti dell’errore umanamente sempre possibile, si giudica in merito alla colpevolezza o innocenza delle persone. L’evento ben può essere considerato storico, sia per la novità dell’epoca, sia per l’argomento giudiziario trattato: il “Processo per stupro”, dove l’avvocato Tina Lagostena Bassi (1926-2008) difende la vittima non solo dalle accuse mosse dagli esecutori della condotta criminale, ma anche dai pregiudizi provenienti da ogni parte e tipici dei tempi. L’archivio della Rai mette a disposizione il video.

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