Archivi tag: delitti

Minaccia di un danno ingiusto

minaccia di un danno ingiustoIn questo contributo propongo un caso curioso, non tanto per la fattispecie di reato, minaccia di un danno ingiusto, la cui consumazione è abbastanza ricorrente e sanzionata, ma, a mio avviso, per il comportamento singolare assunto da due imputati poi condannati. Ora, premesso che il dispositivo dell’art. 612 del Codice penale punisce “Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno”, tuttavia, per la sua integrazione non rilevano le modalità utilizzate per porla in essere a condizione che trattasi di un atteggiamento intimidatorio riguardante la sfera morale del destinatario della stessa.

Ebbene, nel caso in esame, due persone al cospetto di un appartenente alle forze di polizia intento ad un controllo su strada, peraltro in uniforme di ordinanza, proferivano l’uno le seguenti parole: “stai attento a quello che fai perché stai solo abusando della divisa che indossi, adesso ti faccio vedere chi sono io”; mentre l’altro: “Tu non sai chi sono io; io sono il sindaco di (omissis) e tu non prendi i documenti da nessuno. Tu non sei in servizio e stai solo facendo abuso della divisa che indossi. Devi vergognarti e se non la smetti di farmi perdere tempo adesso ti arresto; sono nelle possibilità di farti arrestare perché stai abusando della divisa. Riferirò tutto al prefetto (omissis) e al Questore di come ti sei comportato. Stai scherzando col fuoco. Il tuo è un abuso e se non la finisci ti arresto. Arresto te e ho il potere di arrestare altri dieci carabinieri”. (Minaccia di un danno ingiusto). Continua la lettura di Minaccia di un danno ingiusto

Videosorveglianza privata

videosorveglianza privataIn materia di videosorveglianza privata, ha destato particolare attenzione e curiosità la notizia di questi ultimi giorni diffusa dai media, secondo cui la Cassazione ha annullato la condanna di alcune persone per aver loro installato lungo le mura perimetrali esterne delle rispettive proprietà abitative alcune telecamere che ritraevano la pubblica via circostante, captandone immagini e sonoro, ovvero «orientate su zone e aree aperte al pubblico transito, costringendo gli abitanti della zona […] a tollerare di essere costantemente osservati e controllati nell’espletamento delle loro attività lavorative e nei loro movimenti». In realtà, a mio avviso, come spesso capita quando ci si occupa di un qualcosa per sentito dire o per scarsa acquisizione dei documenti ufficiali, le cose non sono poi così scontate come invece molti danno per tali. Per cui, tralasciando in questa sede tutta una lunga e interessante disquisizione in punto di diritto, vediamo nella sostanza dell’azione delittuosa aprioristicamente contestata come hanno motivato i giudici di legittimità in merito all’annullamento della citata condanna. Ebbene: «in materia di riprese tramite strumenti di videosorveglianza, il sistema positivo prevede che chiunque installi un sistema di videosorveglianza deve provvedere a segnalarne la presenza, facendo in modo che qualunque soggetto si avvicini all’area interessata dalle riprese sia avvisato della presenza di telecamere già prima di entrare nel loro raggio di azione. La segnalazione deve essere effettuata tramite appositi cartelli, collocati a ridosso dell’area interessata, ed in modo tale che risultino chiaramente visibili». Perciò, l’avvertimento è finalizzato «a rendere edotto “quisque de populo” della presenza di strumentazione atta alla captazione di comportamenti che lo riguardano». Pertanto, se da un lato «l’avvertimento, rectius, la consapevolezza della presenza del sistema di videosorveglianza può costituire un condizionamento della libertà di movimento del cittadino», dall’altro, consente a quest’ultimo di autodeterminarsi in merito ai propri atteggiamenti e comportamenti da tenere. Trattasi quindi di un delicato «equilibrio di compromesso tra libertà individuali ed esigenze di sicurezza sociale». Prosegue la Cassazione che la stessa Corte di giustizia dell’Unione europea (causa C-212/13 del 11.12.2014) ha puntualizzato che: «pur non considerandosi la videosorveglianza che si estende allo spazio pubblico, quella cioè installata dal privato e diretta al di fuori della sua sfera privata, un’attività esclusivamente personale o domestica, tuttavia, ciò, che in astratto è illegittimo, può essere considerato lecito se, secondo il giudice nazionale, nel caso concreto, vi sia un legittimo interesse del responsabile del trattamento alla protezione dei propri beni come la salute, la vita propria o della sua famiglia, la proprietà privata. In tali casi, il trattamento di dati personali può essere effettuato senza il consenso dell’interessato, se ciò è strettamente necessario alla realizzazione dell’interesse del responsabile del trattamento». Sicché, ricorrendo tali condizioni, è sufficiente l’informazione alle persone della presenza del predetto sistema di controllo (cfr. Corte di Cassazione, Sez. V Penale, Sentenza n. 20527/19). Ripeto, la sentenza è assai più articolata, tuttavia quello che a mio avviso potrebbe interessare l’opinione pubblica è se sia lecito, e fino a che punto, installare un sistema di videosorveglianza privata a tutela della propria sicurezza personale e dei rispettivi beni. Semmai, il punto di discrimine, laddove l’impianto audiovisivo riprenda anche la pubblica via, sta nell’eventuale uso delle immagini e sonoro carpiti: perché un conto è fornire il prodotto agli inquirenti perché possa tornare loro utile per una indagine di polizia, altro è diffonderlo, anche tra poche persone, per questioni di gossip o altra biasimevole ragione.