Interdittiva antimafia

interdittiva antimafiaInterdittiva antimafia e corretto esercizio del potere del Prefetto nel prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata. Con una recente decisione il Consiglio di Stato ha sottolineato che, appunto, in tema di interdittiva antimafia, «il giudice amministrativo, chiamato a sindacare il corretto esercizio del potere prefettizio nel prevenire l’infiltrazione mafiosa, deve farsi attento custode delle irrinunciabili condizioni di tassatività sostanziale e di tassatività processuale di questo potere per una tutela giurisdizionale piena ed effettiva di diritti aventi rango costituzionale, come quello della libera iniziativa imprenditoriale – secondo l’art. 41 Cost., per cui “L’iniziativa economica privata è libera” (frase in corsivo aggiunta) –, nel necessario, ovvio, bilanciamento con l’altrettanto irrinunciabile, vitale, interesse dello Stato a contrastare l’insidia delle mafie». I fatti di causa hanno avuto come origine il provvedimento della Prefettura riguardo una informativa antimafia di carattere interdittiva, emesso nei confronti di un soggetto che svolge attività di gestione delle strutture alberghiere, rivolte sia alla normale accoglienza di turisti, sia di cittadini extracomunitari, ma «gravata da pesanti indizi di collegamento con le consorterie criminali della provincia (…) e la sua attività sarebbe strumentale all’infiltrazione delle cosche nel delicato settore della gestione dei centri di accoglienza». All’esito del giudizio innanzi il Tribunale Amministrativo Regionale competente per territorio, all’indirizzo del quale il soggetto aveva impugnato il provvedimento prefettizio, lo stesso ricorso veniva respinto con condanna a rifondere le spese del giudizio nei confronti del Ministero dell’Interno, ritenendo quindi valide le argomentazioni sul punto di interdittiva antimafia.

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