Archivi tag: legittima difesa

Il principio di legittima difesa

legittima difesaLa legittima difesa – codicisticamente detta “difesa legittima”, prevista dall’articolo 52 del Codice penale, che nella sua prima parte così stabilisce: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa” –, è da decenni uno tra i principali temi di scontro politico nel nostro Paese. Infatti, a tal proposito, non sono bastate le diverse riforme normative intervenute nel tempo, né tanto meno le decisioni giurisprudenziali, a rassicurare gli animi dei più intransigenti in chiave permissivista alla possibilità di agire senza troppi limiti giuridici in difesa della propria persona – che sia nei casi di aggressione diretta, oppure nelle ipotesi di sola violazione del domicilio per finalità tutt’altro che giustificabili –, così come gli animi di coloro che, prescindendo dal contesto, respingono ogni forma di giustizia fai da te, sia pure intesa come principio di legittima difesa. Continua la lettura di Il principio di legittima difesa

Legittima difesa

legittima difesaQuello della legittima difesa è un tema che ho trattato spesso anche su questa rivista, ma il momento storico in cui viviamo dove sempre più spesso le “sentenze” di innocenza o colpevolezza delle persone si dilettano a proclamarle un po’ tutti e ancor prima dei giudici – vedasi certi talk show, profili e pagine social dove si esibiscono improbabili esperti –, allora credo utile ritornare su certe questioni in modo da tenere sempre a mente cosa decide chi istituzionalmente è investito di farlo e nei luoghi ivi preposti. Questo significa che ragionare e disquisire di legittima difesa non è come parlare di calcio mercato, oppure del miglior CT della nazionale di qualsiasi sport o altro del genere, il tema della legittima difesa include tutta una serie di dinamiche psichiche e umane più in generale che per quanto delicate meriterebbe più attenzione, specie da parte di taluni rappresentanti istituzionali i quali non per il solo fatto di esserlo trovano giustificazione certe loro farneticazioni, mediaticamente amplificate. La questione si complica se si pensa allo stato d’ansia ingenerato verso l’opinione pubblica; anche perché, in sintesi, avere nell’ordinamento delle norme che prevedano la possibilità di difendersi da un’aggressione non si traduce in licenza da giustiziere. Sicché, con l’odierno ragionamento ho scelto di superare perfino la questione che lega il diritto alla vita dell’aggressore (ladro, rapinatore, eccetera) con chi lo sopprime per legittima difesa o presunta tale (la cronaca offre molti esempi), ma ho inteso concentrarmi proprio sulla vittima dell’aggressione, cioè sul derubato, sul rapinato o comunque sull’ignaro della di li a poco azione delittuosa in suo danno. Ebbene, chiedo: è giusto o no che il cittadino comune non sia raggirato da ignobili propagande secondo le quali chiunque può difendersi come crede da qualsiasi aggressione e in qualunque circostanza? Questo è il punto, ovvero il rischio che il cittadino corre nel pensare che tutto gli è consentito solo perché già vittima di un delinquente che lo ha individuato come obiettivo. Non è così, e la giurisprudenza qui in esame ne ricorda alcuni principi: «l’eccesso colposo nella legittima difesa si verifica quando la giusta proporzione fra offesa e difesa venga meno per colpa, intesa come errore inescusabile, per precipitazione, imprudenza o imperizia nel calcolare il pericolo e i mezzi di salvezza, ma invece si fuoriesce dall’eccesso colposo tutte le volte in cui i limiti imposti dalla necessità della difesa vengano superati in conseguenza della scelta deliberata di una condotta reattiva, la quale comporta il superamento, cosciente e volontario, dei suddetti limiti, trasfigurandosi in uno strumento di aggressione (…) Tuttavia, non possono considerarsi sufficienti a tale verifica gli stati d’animo ed i timori personali» (cfr. Corte di Cassazione, Sez. V Pen. Sent. 29365/19).