Il principio di legittima difesa

legittima difesaLa legittima difesa – codicisticamente detta “difesa legittima”, prevista dall’articolo 52 del Codice penale, che nella sua prima parte così stabilisce: “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa” –, è da decenni uno tra i principali temi di scontro politico nel nostro Paese. Infatti, a tal proposito, non sono bastate le diverse riforme normative intervenute nel tempo, né tanto meno le decisioni giurisprudenziali, a rassicurare gli animi dei più intransigenti in chiave permissivista alla possibilità di agire senza troppi limiti giuridici in difesa della propria persona – che sia nei casi di aggressione diretta, oppure nelle ipotesi di sola violazione del domicilio per finalità tutt’altro che giustificabili –, così come gli animi di coloro che, prescindendo dal contesto, respingono ogni forma di giustizia fai da te, sia pure intesa come principio di legittima difesa.

Ebbene, il caso giurisprudenziale qui proposto, ha riguardato un uomo condannato per tentato omicidio di un certo soggetto al cui indirizzo aveva esploso diversi colpi di arma da fuoco, attingendolo al viso, al torace ed altre parti del corpo. In sostanza, l’uomo, svegliato in piena notte dall’allarme scattato presso il proprio esercizio commerciale a causa dell’intrusione di alcuni malintenzionati, «munito della pistola legittimamente detenuta, scendendo le scale aveva chiesto alla vicina di chiamare le forze dell’ordine, era uscito dal cancello delimitante l’area privata di ingresso allo stabile, era entrato su quella pubblica ed aveva ripetutamente sparato, esplodendo i primi colpi in aria o comunque non a bersaglio stabilito, ulteriori colpi all’indirizzo dell’autovettura dei ladri, attingendola sul montante posteriore sinistro e forando la ruota anteriore sinistra, con possibilità di fuga compromessa, quindi aveva indirizzato i colpi verso la vetrata del negozio a solo scopo intimidatorio e, infine, all’indirizzo del soggetto che ne era uscito».

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Diffusione di germi patogeni

diffusione di germi patogeniIn questi ultimi mesi, causa Covid-19, si è discusso molto di diffusione di germi patogeni e dunque di epidemia anche con riferimento al delitto previsto e punito dall’articolo 438 del Codice penale, il quale, appunto, tuttora punisce con l’ergastolo chiunque la cagioni “mediante la diffusione di germi patogeni”. Addirittura, prima della sua abolizione, la stessa norma prevedeva anche la “pena di morte” se dal contagio ne fosse conseguito il decesso “di più persone”.

Ebbene, in tempi non sospetti, per la precisione lo scorso ottobre 2019, la Corte di Cassazione penale, pronunciandosi su un caso di plurimi contagi da virus HIV, con richiamo a precedenti arresti giurisprudenziali, in particolare a quanto sancito dalle Sezioni Unite Civili del Supremo Consesso, ha precisato che il reato di epidemia si connota «per diffusività incontrollabile all’interno di un numero rilevante di soggetti e quindi per una malattia contagiosa dal rapido sviluppo ed autonomo entro un numero indeterminato di soggetti e per una durata cronologicamente limitata».

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