Archivi tag: lesioni

Punito il maltrattamento di animali

il maltrattamento di animaliÈ punito il maltrattamento di animali: «anche l’uccisione di un animale deve avvenire senza infliggere ulteriori sofferenze non necessarie laddove “senza necessità” vi rientra lo stato di necessità previsto dall’art. 54 cod. pen. nonché ogni altra situazione che induca all’uccisione o al maltrattamento dell’animale per evitare un pericolo imminente o per impedire l’aggravamento di un danno alla persona o ai beni ritenuto altrimenti inevitabile». Da questo punto di vista, l’articolo 54 del Codice penale stabilisce che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo”. Sicché, la norma appena citata aiuta a comprendere meglio che anche l’uccisione di animali in caso di necessità non deroga al principio per cui sono proibiti «comportamenti arrecanti sofferenze e tormenti agli animali, nel rispetto del principio di evitare all’animale, anche quando questo debba essere sacrificato per un ragionevole motivo, inutili crudeltà ed ingiustificate sofferenze». (Punito il maltrattamento di animali).

Nel caso in esame, un cacciatore, nell’esercizio dell’attività venatoria non consentita nel periodo in contestazione, è stato condannato alla pena di giustizia per avere, con «crudeltà e senza necessità, cagionato una lesione ad un animale, nella specie un capriolo ferito da un colpo di arma da fuoco, ovvero per averlo sottoposto a sevizie insopportabili per le sue caratteristiche etologiche, avendolo rinchiuso ferito all’interno del cassone di un veicolo, con l’aggravante della morte dell’animale». Infatti, è stato accertato che, durante un controllo da parte degli organi preposti, nel cassone del veicolo in uso al soggetto condannato «erano stati trovati tre caprioli, di cui uno ancora vivo e scalciante», provando così la responsabilità penale per il reato di maltrattamenti di animali prescindendo dall’attività venatoria esercitata nel periodo non consentito (Cassazione Penale, Sez. III, Sent. 29816/2020).

Sport e lesioni

In tema di sport e lesioni inferte volontariamente all’avversario. Si sostiene che il calcetto sia uno tra i giochi più praticati, in ambito agonistico e dilettantistico, e che in generale il concetto sano di sport, di innegabile utilità sociale, viene meno nel momento in cui ci si trova di fronte a condotte volutamente aggressive e lesive degli altri attori (avversari, direttori di gara, eccetera). Ebbene, di recente la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto, peraltro condannandolo alle spese di giudizio, resosi protagonista di una testata data all’avversario durante una partita. Il ricorrente, reduce da condanna di primo grado, confermata in appello, denunciava il mancato riconoscimento dell’esimente del cosiddetto “rischio consentito” e che le «regole del calcetto prevedono che il gioco non si fermi mai, neppure quando si sia in attesa di una punizione, che può essere battuta senza attendere il fischio arbitrale. Quindi il fatto non sarebbe avvenuto “a gioco fermo” ma durante lo svolgersi della prestazione agonistica, con conseguente operatività delle scriminanti invocate». Ciò premesso, ad avviso dei giudici, peraltro richiamando il referto in cui l’arbitro ha dato conto dell’espulsione del giocatore in quanto “a gioco fermo dava una testata al diretto avversario”: «Non è applicabile la scriminante del rischio consentito, né tantomeno quelle dell’esercizio del diritto o del consenso dell’avente diritto, qualora, come nella specie, nel corso di un incontro di calcio, l’imputato colpisca l’avversario con una testata al di fuori di un’azione ordinaria di gioco, trattandosi di dolosa aggressione fisica per ragioni avulse dalla peculiare dinamica sportiva, considerato che nella disciplina calcistica l’azione di gioco è quella focalizzata dalla presenza del pallone ovvero da movimenti, anche senza palla, funzionali alle più efficaci strategie tattiche (blocco degli avversari, marcamenti, tagli in area ecc.) e non può ricomprendere indiscriminatamente tutto ciò che avvenga in campo, sia pure nei tempi di durata regolamentare dell’incontro» (cfr. Sez. V Pen. Sent. 3144/19). Credo che il caso qui brevemente esaminato possa essere da monito per i diversamente sportivi, per i facinorosi e per coloro affetti da protagonismo ossessivo, patologico e riverberante.