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Dei diritti e delle libertà individuali

dei diritti e delle libertà individualiA proposito dei diritti e delle libertà individuali, forse non tutto il mondo cattolico condivide le dichiarazione dei giorni scorsi rese da Papa Francesco sul concetto di dare copertura legale alle unioni omosessuali. Come scritto da diverse fonti giornalistiche, una fra tutte il quotidiano “Avvenire”: «Gli omosessuali sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo». Tuttavia, se si riflette in generale sul concetto dei diritti e delle libertà individuali, l’invito del Pontefice sembra assumere un carattere universale, dunque non necessariamente riferito solo all’Italia.

Ebbene, colgo queste autorevoli parole proponendo oggi una recente decisione della Corte Costituzionale, diffusa attraverso un comunicato stampa ufficiale, su una questione diversa ma in qualche maniera a mio avviso affine. Infatti, il supremo consesso, analizzando l’ordinanza del Tribunale di Venezia in merito alla legge sulle unioni civili e il decreto sugli atti dello stato civile, specie alla «preclusione della formazione di un atto di nascita in cui vengano indicati come genitori due donne tra loro unite civilmente», ha stabilito che «il riconoscimento dello status di genitore alla cosiddetta madre intenzionale – all’interno di un rapporto tra due donne unite civilmente – non risponde a un precetto costituzionale ma comporta una scelta di così alta discrezionalità da essere per ciò stesso riservata al legislatore, quale interprete del sentire della collettività nazionale».

Sicché, con riferimento a temi così eticamente sensibili, i quali, appunto, aggiungo, riguardano da vicino la sfera dei diritti e delle libertà individuali, anche in relazione del mutato contesto sociale, spetta al legislatore «ponderare gli interessi e i valori in gioco, tenendo conto degli orientamenti maggiormente diffusi nel tessuto sociale in un determinato momento storico» e che «la protezione del miglior interesse del minore in simili situazioni – oggi affidata dalla giurisprudenza all’attuale disciplina sull’adozione in casi particolari – può essere assicurata attraverso varie soluzioni, tutte compatibili con la Costituzione, che spetta sempre al legislatore individuare». La sentenza sarà depositata nelle settimane a seguire.

Diffamazione online

A proposito di diffamazione online, credo indubbio che il più delle volte l’atteggiamento diffamatorio risulti particolarmente fastidioso, quanto meno per tutta una serie di comprensibili motivi che non ritengo necessario qui richiamare; tuttavia, in alcuni casi, per esempio la diffamazione col mezzo della stampa, si rischia che tale condotta sia confusa non solo con la libera manifestazione del pensiero, ma anche con il diritto/dovere di cronaca. Perciò, come ricorda una recente sentenza della Corte di cassazione, richiamandone altre precedenti e financo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo: «la cronaca giudiziaria è lecita quando sia esercitata correttamente, limitandosi a diffondere la notizia di un provvedimento giudiziario in sé ovvero a riferire o a commentare l’attività investigativa o giurisdizionale, mentre ove informazioni desumibili da un provvedimento giudiziario siano utilizzate per ricostruzioni o ipotesi giornalistiche tendenti ad affiancare o a sostituire gli organi investigativi nella ricostruzione di vicende penalmente rilevanti e autonomamente offensive, il giornalista deve assumersi direttamente l’onere di verificare le notizie e di dimostrarne la pubblica rilevanza, non potendo reinterpretare i fatti nel contesto di un’autonoma e indimostrata ricostruzione giornalistica». Pertanto: «non costituisce reato la formulazione, nell’ambito di un’inchiesta giornalistica, di affermazioni e ricostruzioni che rechino valutazioni offensive della reputazione dei soggetti coinvolti, quando i dati di cronaca assumano una funzione meramente strumentale per supportare un giudizio critico di contenuto diverso e più ampio, di attuale e pubblico interesse» (Sez. V Pen., n. 2092/19). Come visto, il reato di diffamazione online corre su di un filo estremamente sottile e spesso invisibile.