Discriminazione

discriminazione e libera opinioneLa recente decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) mi ha dato spunto per ritornare sulla dicotomia tra non discriminazione e libera opinione, entrambe fattispecie destinatarie di tutela giuridica dal punto di vista dei diritti fondamentali della persona. Sicché, nel caso oggi in esame, la questione ha riguardato la domanda di pronuncia pregiudiziale in merito all’interpretazione degli articoli 2, 3 e 9 della direttiva 2000/78/CE del Consiglio, del 27 novembre 2000, che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, con riferimento a delle dichiarazioni pronunciate da un professionista nel corso di una trasmissione radiofonica, secondo le quali egli manifestava non avvalersi della collaborazione di persone omosessuali.

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Linguaggio politico

linguaggio politicoLe scomode verità dei nostri tempi e il problema dell’attuale linguaggio politico. Lo scrittore, sceneggiatore e regista Andrea Camilleri, ricorda il 25 Aprile 1945 esprimendosi in merito a quelle che a mio avviso sono delle condivisibili puntualizzazioni tutt’altro che trascurabili, come, per esempio, che «L’italiano, e lo dico per i miei fratelli, ha memoria solo per due cose: Sanremo e la formazione di calcio della Juventus del 1930. Per il resto ha una labilità di memoria che fa spavento». Inoltre, lo scrittore affronta anche il problema del linguaggio della politica, sempre più spesso degradato a insulto nei confronti della parte avversa: «Oggi, così come è decaduta buona parte della nostra coscienza di uomini è decaduto anche il linguaggio. Bisogna cercare di ascoltare le ragioni degli altri e dopo reagire, in un senso o nell’altro. Ma se tu hai paura non discuti nemmeno con gli altri: spari, reagisci. Perché pensi che l’altro sia venuto per farti del male e allora pensi: “prima che me lo faccia lui lo faccio io”, ma è un modo di pensare da homo homini lupus. Come si fa a dire che uno difende le coste italiane da 77 individui, 12 bambini, 14 donne e uomini più morti che vivi per quello che hanno patito? Non si ha il senso del ridicolo?». Ebbene, di quanto appena descritto e molto altro ancora, dal mio punto di vista di estremo interesse, suggerisco di ascoltare l’intervista di Giuseppe Rolli per “Servizio Pubblico”. Oppure su YouTube.

Stragi di mafia

Antonio Ingroia e le stragi di mafia. Oggi avvocato, invita a qualche riflessione nel merito del processo in corso a Reggio Calabria, riguardo alcuni fatti criminosi ancora avvolti nel più fitto mistero riconducibili alla cosiddetta “Ndrangheta stragista”. L’ex magistrato pone l’accento sul discutibile disinteresse da parte dei media a tale processo.


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