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Whistleblower e accesso agli atti

whistleblower e accesso agli attiWhistleblower e accesso agli atti alla luce dell’art. 54-bis del 30 marzo 2001, n. 165 (Testo Unico sul Pubblico Impiego). Ovvero del dipendente pubblico che segnala una situazione discutibile o compromettente di cui viene a conoscenza nell’ambito lavorativo. Ebbene, se da un lato il pubblico dipendente non può essere destinatario di alcuna sanzione laddove segnali – nell’interesse dell’integrità della Pubblica Amministrazione al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, ovvero all’Autorità Nazionale Anticorruzione, o denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile – condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro; dall’altro, lo stesso, proprio in relazione al suo status, ha diritto di accesso agli atti presso l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione).

Nel caso in esame, un dipendente pubblico aveva impugnato il provvedimento con cui l’ANAC respingeva l’istanza di accesso agli atti dallo stesso avanzata con riferimento alla deliberazione del Consiglio (ANAC) col quale si disponeva l’archiviazione di alcune segnalazioni effettuate dal ricorrente quando era ancora dipendente di un ente locale, nella qualità, appunto, di “Whistleblower”. (Whistleblower e accesso agli atti). Continua la lettura di Whistleblower e accesso agli atti

Accesso agli atti

accesso agli attiCome si pone l’Attestazione SOA rispetto al concetto di accesso agli atti e quello di Pubblica Amministrazione. Secondo la definizione comune, l’Attestazione SOA altro non è che la certificazione, obbligatoria, necessaria per la partecipazione a gare d’appalto e per l’esecuzione di appalti di lavori pubblici, vale a dire il documento imprescindibile a dimostrare la capacità dell’impresa di eseguire, direttamente o in subappalto, opere pubbliche di lavori. Ciò premesso, per quanto interessa il presente contributo, vediamo in termini di accesso agli atti cosa hanno stabilito i giudici amministrativi proprio con riferimento a questa sorta di organismo di certificazione. Infatti, si legge in sentenza: «le SOA, pur avendo natura giuridica di società per azioni di diritto speciale, svolgono una funzione pubblicistica di certificazione, che sfocia nel rilascio di un’attestazione con valore di atto pubblico, sicché la loro attività configura un esercizio privato di pubblica funzione (…) e le attestazioni di qualificazione, risultato dell’attività di certificazione delle SOA, sono peculiari atti pubblici, destinati ad avere una specifica efficacia probatoria. Ne discende che gli atti posti in essere nell’ambito della suddetta attività sono certamente accessibili». Ebbene, stante i fatti di causa, la società ricorrente, la quale svolgeva attività di attestazione delle imprese esecutrici di lavori pubblici, ha chiesto di accedere ai contratti posti in essere da altre SOA cui erano state trasferite le sue pratiche dopo la revoca/decadenza della propria autorizzazione, trovando opposizione in tal senso. Ma, secondo costante giurisprudenza: «la disciplina dell’accesso agli atti amministrativi non condiziona l’esercizio del relativo diritto alla titolarità di una posizione giuridica tutelata in modo pieno, essendo sufficiente il collegamento con una situazione giuridicamente riconosciuta anche in misura attenuata. La legittimazione all’accesso va quindi riconosciuta a chiunque possa dimostrare che gli atti procedimentali oggetto dell’accesso abbiano spiegato o siano idonei a spiegare effetti diretti o indiretti nei suoi confronti, indipendentemente dalla lesione di una posizione giuridica, stante l’autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita, distinto rispetto alla situazione legittimante all’impugnativa dell’atto». Pertanto, la «actio ad exhibendum prescinde comunque dalla lesione in atto di una posizione giuridica, che non compete al giudice dell’accesso accertare verificando la meritevolezza del relativo interesse, stante l’autonomia del diritto di accesso, inteso come interesse ad un bene della vita distinto rispetto alla situazione legittimante all’impugnativa dell’atto», sicché, «non può negarsi il diritto alla conoscenza di atti astrattamente utili alla tutela di una posizione giuridica meritevole di tutela» (cfr. Tar Lazio, Sez. I, Sent. 6-11 Novembre 2019, n. 12937).