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Animali randagi e responsabilità

animali randagi e responsabilitàAl di là di ogni singolo e specifico caso, il tema degli animali randagi e responsabilità in caso di danni dagli stessi cagionati se ne discute spesso. Da ultimo, con la decisione qui presa in esame, i giudici di legittimità, richiamando precedenti arresti giurisprudenziali, hanno ribadito il principio per cui il concetto di animali randagi e responsabilità per i danni cagionati a terzi è riconducibile alla disciplina dalle regole generali di cui all’art. 2043 del Codice civile (Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno) e no da quelle stabilite dall’art. 2052 (Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito) sottolineando che «presuppone l’allegazione e la prova, da parte del danneggiato, di una concreta condotta colposa ascrivibile all’ente e della riconducibilità dell’evento dannoso, in base ai principi sulla causalità omissiva, al mancato adempimento di una condotta obbligatoria in concreto esigibile, mentre non può essere affermata in virtù della sola individuazione dell’ente al quale è affidato il compito di controllo e gestione del fenomeno del randagismo, ovvero quello di provvedere alla cattura ed alla custodia degli animali randagi». Continua la lettura di Animali randagi e responsabilità

Social e responsabilità

social network e responsabilitàSocial network e responsabilità dell’Ente pubblico. Punti di vista a parte, è oramai consueto assistere a disquisizioni politiche – o presunte tali, visto che all’analisi dei fenomeni politici mi lega il concetto relativo all’arte di governare un Paese nell’esclusivo interesse della collettività – propinate per mezzo dei nuovi, ma discutibilmente utilizzati, sistemi di comunicazione di massa: Twitter, Facebook, Instagram e altro del genere. Ma vi è di più, perché tali argomentazioni, spesso senza senso e propalate sulla base di spinte impulsive e compulsive da parte dei medesimi attori, inimmaginabili per chi di Politica ne comprende realmente il senso, riprese e amplificate dai mass-media, hanno conseguenze ridicole (nella migliore delle ipotesi), costituenti reato nelle altre. Ciò premesso – a parte i casi di diffamazione la cui ipotesi delittuosa è in genere quella più rilevata –, anche pronunciarsi in una certa direzione pur senza diffamare alcuno potrebbe mettere il pronunciante stesso in una certa difficoltà. Pertanto: cosa accade se il politico del caso qualunque (per esempio un Ministro, un Presidente di Regione, un Sindaco, un assessore), che rappresenta una certa istituzione democratica del nostro Paese e che si esprime nell’esercizio del mandato lui conferito, sbaglia nel proferire il suo enunciato? Ebbene, i giudici del Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, almeno nel caso dagli stessi esaminato, offrono un ottimo spunto per riflettere sul fatto che siccome certi messaggi hanno una rilevanza amministrativa, ecco che se non adeguatamente ponderati possono esporre l’Ente a responsabilità, e quindi ad un risarcimento economico in favore dei danneggiati, il quale, nei fatti, finirebbe per essere poi pagato dai cittadini-contribuenti (cfr. T.A.R. Liguria, Sezione I, Sentenza n. 11/2019).