Valori e Norme

Valori e NormeL’individuo, già dai suoi primi anni di vita, interiorizza, senza rendersene conto, tutta una serie di valori e norme che gli derivano dall’essere parte integrante di un determinato nucleo famigliare e di altrettanta data società; sicché, crescendo, il soggetto, ampliando la rete di conoscenze, di relazioni e di esperienze, amplierà di contenuto il proprio bagaglio valoriale.

Tutto semplice, scontato e positivo in termini di valori e norme? Niente affatto! Anzi, non c’è dinamica più complessa e per certi versi contorta in questo processo evolutivo di socializzazione. Infatti, ampliare di contenuto il bagaglio valoriale non significa necessariamente migliorarlo dal punto di vista dell’arricchimento sociale e morale, giacché molto dipende da ciò che ognuno intende o crede di intendere nel decorso del tempo in termini di desiderabile e degno di rilevanza. Si pensi, per esempio, al sostanziale distinguo – sia in termini oggettivi, sia di interpretazione personale e quindi di proposizione su una scala di valori – tra il concetto di valore (o norma morale), norma sociale, norma religiosa e norma giuridica.

Tanto è vero che l’interpretazione e conseguente rispetto della norma morale muove da tutta una serie di dinamiche intrapsichiche dettate dalla coscienza; le norme sociali, invece, riconducono a tutta una serie di buone condotte per cui l’adesione e il rispetto permettono all’individuo una più quanto ampia convivenza civile tra i consociati; proseguendo, le norme religiose sono stabilite nell’ambito di una certa confessione e la loro tassatività, sul presupposto di rivelazione divina, comporta l’esclusione dal gruppo in caso di manifesta violazione, disaffezione o scostamento; le norme giuridiche, infine, sono quelle prodotte dal legislatore o comunque emanate dalle autorità governative la cui violazione comporta una sanzione giuridica più o meno rilevante.

Ebbene, a mo’ di riflessione sociologica, credo che in tale contesto si possano richiamare anche le risultanze di alcuni studi sul rapporto tra Stato e cittadini, a suo tempo condotti da Edward C. Banfield (1916-1999) (Le basi morali di una società arretrata) e Robert D. Putnam (1941) (La tradizione civica nelle regioni italiane). Gli autorevoli studiosi conclusero affermando che l’Italia è stata sempre in bilico tra due tradizioni diverse, quella del civismo, cioè l’osservanza delle norme del convivere civile, dettata appunto dal rispetto per i diritti altrui e dalla consapevolezza dei propri doveri; e quella del familismo, vale a dire il vincolo intenso di solidarietà fra i soli membri di una stessa famiglia. La conseguenza è che tali due diverse tradizioni civiche portano ad un diverso livello di capitale sociale, costituito, appunto, da quel bagaglio relazionale e valoriale che un soggetto costruisce nel corso della propria esistenza.

In sintesi, a mio modesto avviso, l’analisi di Putnam (1993) pare oggi tutt’altro che superata se si considera la manifesta diversità di intenti ad opera di taluni attori sociali, pubblici o privati, e questo non tanto dal punto di vista della provenienza territoriale dei singoli soggetti, ma da quanto loro interiorizzato in termini di valori e norme socialmente condivisibili.

error: !!! Contenuto protetto !!!