martedì 2 agosto 2022

Il Governo dei Giudici

Il noto giurista Sabino Cassese presenta il suo libro dal titolo “Il Governo dei Giudici”. L’evento è condotto dall’ex ministro Giorgio La Malfa che converserà con l’autore. L’iniziativa è stata video registrata e pubblicata da Radio Radicale domenica 31 luglio 2022. Il libro, edito da Laterza, illustra, come si legge nella descrizione, la peculiarità della situazione della giustizia in Italia: “Da un lato si assiste a una dilatazione del ruolo dei giudici, dall’altro a una crescente inefficacia del sistema giudiziario. Molti osservatori concordano sul fatto che la magistratura sia diventata parte della governance nazionale; che vi sia una indebita invasione della magistratura nel campo della politica e dell’economia; che in qualche caso la magistratura cerchi persino di prendere il posto della politica, controllando anche i costumi, oltre ai reati, proponendosi finalità palingenetiche delle strutture sociali, stabilendo rapporti diretti con l’opinione pubblica e con i mezzi di comunicazione. In questo contesto, le procure hanno acquisito un posto particolare, tanto che molti esperti parlano di una Repubblica dei PM, divenuti un potere a parte, con mezzi propri, che si indirizzano direttamente all’opinione pubblica, avvalendosi della favola dell’obbligatorietà dell’azione penale, utilizzando la cronaca giudiziaria come mezzo di lotta politica e trasformando l’Italia in una Repubblica giudiziaria”.

Sociologia Contemporanea (ISSN 2421-5872 Online). Numero 11A22 del 02/08/2022

giovedì 14 luglio 2022

Il diritto ad avere diritti

Nell'anno 2018 pubblicai il libro dal titolo “Il diritto ad avere diritti. Dall’illuminismo all’ergastolo ostativo” (Morlacchi, Perugia), nel quale, tra altro, a proposito delle disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto (D.Lgs 28/2015), invitavo «a riflettere anche su un altro aspetto (...), vale a dire che ci si dovrebbe interrogare al fine di trovare soluzioni (...) nei casi in cui (...) nessuno “paga” per i propri reati (...). Vedasi l’esempio della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa». Ed in taluni casi, sorge la domanda: «come può un legislatore (...) che ha a cuore l’interesse collettivo, stabilire per legge la non punibilità dal punto di vista della condanna penale di un soggetto già presupponendo che certi devianti non risponderanno mai per le loro malefatte nemmeno in termini di risarcimento economico del danno?» (cfr. Il diritto ad avere diritti. Dall’illuminismo all’ergastolo ostativo, pp. 125-126).

Ebbene, oggi, a distanza di anni da quelle ed altre mie modeste considerazioni, la Corte costituzionale ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’art. 538 del codice di procedura penale «nella parte in cui non prevede che il giudice, quando pronuncia sentenza di proscioglimento per la particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131-bis del codice penale, decide sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno proposta dalla parte civile». Infatti: «la regola generale, posta dall’art. 538 cod. proc. pen., non deflette, non consentendo al giudice penale di pronunciarsi anche sulla pretesa risarcitoria o restitutoria della parte civile. Ciò rende la norma censurata contrastante con il principio di eguaglianza (art. 3, primo comma, Cost.), per l’argomento a fortiori che può trarsi dalla comparazione con le fattispecie in cui non c’è l’absolutio ab instantia pur in mancanza di siffatto accertamento, vuoi perché il giudice penale è chiamato a pronunciarsi sulla domanda risarcitoria (o restitutoria) civile anche se non vi è una condanna penale, vuoi perché il giudizio prosegue comunque per la definizione anche solo delle pretese civilistiche; essa inoltre si pone in violazione del diritto alla tutela giurisdizionale (art. 24, secondo comma, Cost.), nella specie della parte civile, la quale subisce la mancata decisione in ordine alla sua pretesa risarcitoria (o restitutoria) anche quando essa appare fondata e meritevole di accoglimento proprio in ragione del contestuale accertamento, ad opera del giudice penale, della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e della riferibilità della condotta illecita all’imputato nel contesto del proscioglimento di quest’ultimo ex art. 131-bis cod. pen. Infine, essa collide con il canone della ragionevole durata del processo (art. 111, secondo comma, Cost.) a causa dell’arresto del giudizio che ne deriva, quanto alla domanda risarcitoria (o restitutoria), con soluzione di continuità rispetto a un nuovo giudizio civile, del cui promovimento è onerata la parte civile, anche solo per recuperare le spese sostenute nel processo penale» (Corte cost. Sent. 173/22).

Sociologia Contemporanea (ISSN 2421-5872 Online). Numero 10A22 del 14/07/2022

mercoledì 22 giugno 2022

Privazione della libertà personale

Presentata la Relazione annuale al Parlamento da parte del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Il Garante ha illustrato la Relazione tenendo conto del percorso dell’Autorità di garanzia inizialmente percepita come circoscritta al solo carcere, ma col passare del tempo sempre più riconosciuta come punto di riferimento per le persone migranti presenti nei centri per il rimpatrio, le persone ospitate nei servizi psichiatrici ospedalieri, fino alle persone dell’ambito residenziale per anziani o per disabili.

Sicché, il «percorso ha riguardato anche il sempre maggiore riconoscimento da parte delle Istituzioni dello Stato e degli Organi di controllo internazionali, fino alla situazione attuale che vede il Garante nazionale come elemento di essenziale interlocuzione per tutti gli ambiti di esercizio della difficile funzione di privare una persona della sua libertà e al contempo tutelarne i diritti».

Come si legge nella relazione, «c’è un prima e un dopo (...) in mezzo, ci sono le fratture che dividono stagioni e scandiscono la linea del tempo. Il carcere non sfugge a questa ciclicità della storia. Chi lo studia, lo vive o lo monitora sa quanto sia importante riconoscere quelle fratture, sapere che un attimo dopo nulla è come l’attimo prima. I più accorti riusciranno anche a prevedere quei tagli netti della linea del tempo, capendo quando esistono tutti gli elementi perché si realizzino». Tenuto conto, perciò, dei diversi ambiti di competenza del Garante (detenzione penale, trattenimento dei migranti, rimpatri forzati, trattamenti sanitari obbligatori, ricovero in strutture sanitarie-assistenziali, arresti o fermi), la linea di azione in tali situazioni è la tutela della dignità di ogni persona e della relativa integrità fisica e psichica: «quindi il Garante è elemento di prevenzione di ogni possibile maltrattamento e di contrasto a qualsiasi forma di impunità».

Inoltre: «ci sono ombre che ciclicamente tornano e che rendono sempre poco visibili e nitidi gli oggetti su cui si posano. Questa immagine ben si addice al dibattito che ritorna di tanto in tanto attorno alla paura delle diversità, dei disturbi comportamentali e, in particolare, delle persone con grave disagio psichico. La dimensione sociale di tale disagio e il conseguente approccio multiforme per la sua composizione indolore, lascia così spazio alla assolutezza della malattia e a un approccio unidirezionale centrato sulla sicurezza: della persona e ben di più della collettività esterna. Quando poi si associano follia e reato, le forme variegate di “alterizzazione” e di separazione divengono prevalenti, anche se assumono la forma, formalmente protettiva, dell’irresponsabilità penale per quanto commesso, implicitamente però diminuente del suo riconoscimento completo come persona» (cfr. Relazioni annuali attraverso questo link).

Criminologia Penitenziaria (ISSN 2704-9094 Online). Numero 11E22 del 22/06/2022