domenica 20 novembre 2022

Fenomeni globali

Dalla pandemia, alla guerra in occidente, al nuovo ordine mondiale (o viceversa). Una sequenza di eventi non necessariamente imprevisti, imprevedibili ed inaspettati. Sicché, citando Luigi Ferrajoli, “esistono problemi globali che non fanno parte dell’agenda politica dei governi nazionali, anche se dalla loro soluzione dipende la sopravvivenza dell’umanità”. Si pensi, come egli ricorda, al riscaldamento climatico, al pericolo di conflitti nucleari, alle disuguaglianze, alla morte di milioni di persone per mancanza di alimentazione e di farmaci salvavita, nonché alle migliaia di migranti in fuga dai loro territori. Tuttavia, prosegue l’illustre giurista, sussiste un’alternativa istituzionale e politica per gestire tutto questo, la realizzazione di una “Costituzione della Terra”.

Su questa breve introduzione e con riferimento al concetto oggi molto dibattuto di nuovo ordine mondiale, seppur con una terminologia più sottile, l’argomento trova le sue radici all’indomani del secondo conflitto mondiale e proprio nei lavori preparatori della nostra Carta costituzionale, a proposito delle discussioni che porteranno alla elaborazione dell’articolo 11 sul ripudio alla guerra.

Infatti, era l’8 marzo del 1947, in Assemblea Costituente, nel prosieguo della discussione generale del progetto di Costituzione della Repubblica italiana, quando il deputato Ugo Damiani (1899-1992), iscritto al gruppo parlamentare misto, a proposito di condizioni di “reciprocità e di uguaglianza”, nonché delle “limitazioni di sovranità necessarie ad una organizzazione internazionale che assicuri la pace e la giustizia fra i popoli”, ebbe così ad affermare: “potrà effettuarsi subito questa organizzazione? Non si vedono i lineamenti, nel momento presente, di questa determinazione, come fatto immediato, ma si può essere certi che questa organizzazione internazionale avverrà, perché è logica, perché è nella logica delle cose, perché è nella evoluzione naturale degli eventi, perché o il mondo si organizza in modo da essere retto da un Governo mondiale o il mondo andrà incontro alla distruzione, in quanto, se ci sarà una nuova guerra mondiale, questa si farà con le terribili armi che purtroppo la scienza ha creato in questi ultimi tempi e che non ammettono difesa alcuna. Noi dunque questa luminosa aspirazione l’abbiamo accolta, l’abbiamo interpretata, e l’abbiamo sintetizzata in un articolo e posta qui nella Costituzione come una gemma preziosa di questa legge fondamentale”.

Ebbene, ho pensato di offrire questo breve spunto di riflessione come sorta di sponda rispetto ai verosimili buoni propositi degli attori politici di ieri rispetto a quelli fortemente discutibili di oggi, in modo che ogni lettore possa confrontare l’attualità con ciò che accadeva oltre settant’anni fa all’indomani delle note vicende.

Sociologia Contemporanea (ISSN 2421-5872 Online). Numero 17A22 del 20/11/2022

giovedì 10 novembre 2022

Come mine vaganti

Oggi propongo una lettura dal titolo “come mine vaganti”, di Sandro Ursini (2022), per meglio dire, utilizzando le sue stesse parole, una “Raccolta di poesie” che, come egli precisa, nonostante “nella vita vera” si occupa d’altro, scrive per il “gusto di rendere eterni i suoi sentimenti e condividerli con quanti li comprendano”. Ebbene, perché, quindi, ho deciso di dedicare questa breve presentazione ad una raccolta di poesie che sembrano nascere da stimoli del tutto personalistici? Una risposta potrebbe essere – forse la più banale e la meno condivisibile – perché l’autore è una persona amica che conosco da decenni, con il quale condivido, con incommensurabile orgoglio, così come si descrive, “le mie umili origini”. E chissà se a volte, mi permetto di aggiungere, non siano proprio le umili origini a generare interessanti carriere.

Tuttavia, non è questo il punto. Infatti, credo che seppur gli stimoli che hanno ispirato l’autore siano, verosimilmente, di natura personalistica, altrettanto, a mio modesto parere, non necessariamente lo sono gli spunti dal medesimo forniti, descritti e circoscritti; vale a dire, scrive: una rappresentazione “rivolta al sociale” e “con uno sguardo attento in favore delle donne, degli emarginati, degli uomini liberi, oppure liberi solo nei sogni”.

Sicché, sono questi anzidetti brevi richiami che mi convincono a dare giusto spazio su questa rivista al testo in esame, proprio perché l’autore fa riferimento a temi di levatura sociologica che tratto oramai da anni nei miei scritti ed in aula con i miei studenti, non a caso con specifico riferimento al rispetto dei diritti inalienabili della persona che nulla e nessuno ha il diritto di mettere in discussione al punto da renderli, o comunque tentare di renderli, reversibili. E dunque anche con riferimento al concetto di libertà (positiva e negativa) secondo un’analisi filosofica e giuridico-costituzionale.

Tornerò su questi concetti in maniera più approfondita con separata pubblicazione, per ora mi limito a citare Hobbes, quando si espresse sul principio libertas silentium legis, ovvero che non tutti i comportamenti dei cittadini possono essere regolati dalla legge, e dunque “vi saranno necessariamente infinite attività che non risulteranno né comandate né proibite, e che ciascuno potrà svolgere o non svolgere a suo arbitrio”. Oppure, che “ogni atto della libertà umana e ogni desiderio procedono da una qualche causa, e questa da un’altra, in una catena continua”. Ma non da ultimo: al “coraggio di servirti del tuo proprio intelletto”, che Kant cita a proposito della “libertà di fare pubblico uso della propria ragione in tutti i campi”. Ed ancora, come non ricordare, altrettanto brevemente, Locke, rispetto al fatto che tutti gli esseri umani nascono liberi e solo per propria volontà cedono il loro potere allo Stato, purché esso ne salvaguardi la sicurezza e le libertà.

Cosa aggiungere, dunque, se non il link per l’acquisto del libro ed al profilo del suo autore.

Sociologia Contemporanea (ISSN 2421-5872 Online). Numero 16A22 del 10/11/2022

giovedì 20 ottobre 2022

Diritto penitenziario e Costituzione

Con piacere segnalo che è aperta la procedura di ammissione/iscrizione alla DECIMA edizione del Master di II Livello in “Diritto penitenziario e Costituzione”, realizzato in convenzione tra il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre ed i Dipartimenti dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e per la Giustizia Minorile e di Comunità (DGMC).

L’obiettivo del Master è quello di fornire una elevata preparazione nell’ambito degli studi penitenziari, con una particolare attenzione ai profili costituzionalistici che interessano l’esecuzione penale. Direttore del Master è il Prof. Marco Ruotolo (Ordinario di Diritto costituzionale dell’Università degli Studi di Roma Tre), mentre la Coordinatrice didattico-scientifica è la Dott.ssa Silvia Talini (Ricercatrice di Diritto costituzionale presso il medesimo Ateneo).

Il Corso avrà inizio nel mese di gennaio 2023 e terminerà nel mese di settembre e si articolerà nei seguenti moduli: 1) La funzione restaurativa della pena; 2) Diritto penitenziario e sistema delle fonti; 3) Il sistema dell’esecuzione penale in cambiamento; 4) I diritti nell’esecuzione penale; 5) Le diverse forme di tutela dei diritti; 6) Sicurezza ed esecuzione penale – Escursioni didattiche; 7) Oltre il carcere: misure alternative e di  comunità – Escursioni didattiche; 8) Visita all’Istituto Penale per Minorenni di Nisida; 9) Management e coprogettazione; 10) Cultura e carcere; 11) Gli incontri del Master – Archivio; 12) Convegno conclusivo e discussione degli elaborati finali. Il programma del Corso sarà integrato da seminari, convegni ed altre iniziative di studio promosse dal Master. La didattica comprenderà anche un modulo aggiuntivo dedicato alla Spring School del Centro di Ricerca European Penological Center a Ventotene – S. Stefano.

La quota di iscrizione è di euro 3.600 e la domanda di ammissione deve essere presentata entro il 22 gennaio 2023, esclusivamente online accedendo alla propria area riservata con le stesse credenziali di accesso fornite all’atto della registrazione ai servizi online.

Tuttavia, per contattare la Segreteria del Master e per ottenere maggiori informazioni circa il bando di ammissione, il calendario delle lezioni, il regolamento didattico ed altro ancora rimando al sito istituzionale www.dirittopenitenziarioecostituzione.it

Criminologia Penitenziaria (ISSN 2704-9094 Online). Numero 14E22 del 20/10/2022


lunedì 3 ottobre 2022

Il diritto allo studio in carcere

Il diritto allo studio è tale in quanto garantito dalla Costituzione, sicché, almeno in gran parte dei casi, assume posizione di rango superiore rispetto ad altre esigenze. Il caso oggi in esame riguarda un’ordinanza del Magistrato di sorveglianza – adito da un detenuto ristretto in regime speciale ex art. 41-bis ordinamento penitenziario – che ha ordinato alla Casa circondariale l’esatta ottemperanza rispetto ai contenuti di un precedente provvedimento, disponendo che a completa garanzia del diritto allo studio del detenuto fosse lui consentito «di tenere presso di sé tutti i libri di cui avesse bisogno» per le incombenze di studio «senza limitazioni numeriche predefinite». A tale ordinanza si oppose il Ministero della Giustizia, adducendo, per quanto qui ci occupa, che il numero illimitato dei libri richiesti per uso studio dal detenuto «si pone in contrasto col regime custodiale cui lo stesso è sottoposto», anche perché attualmente, rispetto al passato, è prevista «la disponibilità in camera detentiva di un numero di quattro volumi per volta, da potere aumentare secondo le esigenze didattiche e il prudente apprezzamento della Direzione».

Pertanto, avendo la Direzione del carcere consentito di tenere un numero di libri di quasi quattro volte maggiore a quello previsto, il provvedimento del Magistrato stravolgerebbe «il regime carcerario sulla base di una supposta ottemperanza ad un provvedimento già a suo tempo eseguito». Inoltre, prosegue il ricorso, il Magistrato di sorveglianza «a fronte del numero certamente congruo di libri messi nella disponibilità del detenuto, nell’ampliarlo ulteriormente non tiene conto delle esigenze di sicurezza interna ed esterna sottese al regime differenziato».

Ebbene, secondo i giudici di legittimità il ricorso è infondato. Infatti: «il provvedimento oggetto di ottemperanza ha affermato la sussistenza di una manifestazione di diritto soggettivo operante in ogni istituto penitenziario, consentendo, a garanzia del diritto allo studio dell’interessato, la possibilità di tenere presso di sé tutti i libri di cui avesse bisogno per l’incombente di studio che a volta a volta lo occupasse, senza limitazioni numeriche predefinite». E rileva come si imponga l’esatta ottemperanza ai contenuti del precedente provvedimento che «con riguardo al numero di testi che il condannato può tenere presso di sé, non lo fissa ma lo funzionalizza alle esigenze di studio che di volta in volta si appalesino». Poi, il detenuto «potrà conservare i volumi presso la stanza detentiva o anche nell’apposita bilancetta esterna alla sua camera a scelta, con facoltà per l’amministrazione di prevedere dei limiti massimi al numero di libri che l’interessato può tenere contemporaneamente nella camera detentiva, invece che nella bilancetta (e, quindi, non comunque depositati al magazzino, con le conseguenti difficoltà di scambio) per evitare che dall’ingombro derivi un concreto pericolo di non poter effettuare adeguatamente i controlli ordinari all’interno della camera» (Cass. Pen. Sez. I, Sent. 34855/22).

Criminologia Penitenziaria (ISSN 2704-9094 Online). Numero 13E22 del 03/10/2022